Dalle dichiarazioni Irpef 2013 arrivano i dati dell'anno passato sui redditi percepiti o quanto meno dichiarati, che danno un quadro della situazione dei contribuenti italiani e sulle loro condizioni di vita. Tanto per cominciare sono 41 milioni di italiani dichiarano il proprio reddito e di questi pagano le tasse circa 31 milioni. A parte coloro che sono a carico di qualcuno, 799.815 dichiarano redditi nulli o negativi, 10.338.712 contribuenti hanno redditi fino a 7.500 euro annui e ogni anno pagano al Fisco un Irpef media pro capite di 55 euro l'anno. Lo Stato deve spendere per quest'ultimi 1.790 euro a cittadino per la sanità, sostenendo una spesa pari a 109 miliardi, quindi i cittadini che pagano le tasse si prendono in carico di parte della spesa sanitaria di questi cittadini.

Le dichiarazioni tra i 7.500 e i 15.000 euro di reddito riguardano 8.740.989 italiani che pagano un Irpef media di 649 euro, per questi i costi sanitari sono di 15 miliardi circa, a seguire ci sono coloro che dichiarano tra i 15.000 e i 20.000 euro di reddito per un totale di 6,2 milioni di contribuenti (9,31 milioni di abitanti) pagando di Irpef 1.765 euro e sono quasi autosufficienti per le spese sanitarie.

Dalla Dichiarazione dei redditi del 2013 viene fuori che ben 19.079.701 di contribuenti (7.187.273 pensionati) hanno redditi che vanno da zero a 15.000 euro, pari ad un reddito medio mensile inferiore ai 600 euro di cui circa 300 euro l'anno di tasse e pochissimi contributi sociali.

Poi ci sono 37.613.497 abitanti con un reddito non superiore a 20.000 euro l'anno, che percepiscono sopra i 55.000 euro di reddito 1,64 milioni di contribuenti, sono percettori di redditi tra i 100.000 e i 200.000 euro, 339.217 abitanti e sopra i 200.000 euro lordi solo 106.356.

Considerando che il nostro Paese secondo la Bundesbank ha una ricchezza pro capite che è doppia rispetto a quella dei tedeschi (meno male, almeno questo, verrebbe da dire) forse andrebbero fatti controlli più seri dalla nostra Agenzia delle entrate e dall'Inps, che dispongono di tutte le informazioni per controllare questi cittadini che dichiarano poco o nulla.

In Italia c'è una buona percentuale di lavoro nero (anche in molte fabbriche a manovalanza soprattutto straniera e sottopagata) in molti guadagnano e lavorano senza alcuna registrazione. Molti decidono di evitare di versare contributi e di registrarsi perché altrimenti non ce la farebbero a sopravvivere, altri non hanno la cultura della legalità o evadono per non dare allo Stato buona parte del frutto dei loro sacrifici.

In seguito alla crisi in molti vivono come meglio possono, una buona fetta di popolazione è in situazione di "povertà reale ed effettiva", non riescono a vedersi neanche riconosciuti i propri diritti e non sanno neanche dei benefici di cui potrebbero godere, non riescono ad esempio ad avere il diritto alla casa popolare o alla social card.

Secondo il Rapporto Europa della Caritas un italiano su quattro è a rischio povertà, il 23% delle famiglie vive con grave disagi economici. Oltre 10 milioni sono in condizioni di povertà relativa, con una spesa per consumi bassissima, mentre vivono in condizioni di povertà assoluta quasi 6 milioni. Considerando questi dati lo Stato, le Regioni e i Comuni potrebbero decidere quali interventi fare sia per contrastare la disoccupazione in aumento che per dare un sostegno ad hoc ai cittadini che sono in difficoltà dato che la metà degli italiani non ha redditi e vive a carico di qualcuno.