Le ultime notizie in tema occupazionale non sono per nulla incoraggianti, il trend del 2014 registra un tasso di disoccupazione storico, si è giunti al 12,7% e per i giovani con meno di 25 si calcola una percentuale del 42,7%. Da poco meno di 1,7 milioni di disoccupati del 2008 si arriva al doppio della cifra nel 2014 con circa 3,2 milioni.

La notizia arriva da una fonte autorevole, sono i dati della relazione annuale di Bankitalia, la percentuale di giovani inoccupati e disillusi che non cercano lavoro sono l'11,9%.

Il numero di disoccupati di lungo termine è cresciuto del 14,8%, nel 2008 era solo il 45,2% nel 2014 si arriva a toccare il 60%. Il problema occupazionale riguarda, per grandi linee, tutti i profili professionali.

Un altro dato negativo è un riflesso della crisi, con il peggioramento delle condizioni economiche e con l'aumento delle tasse d'iscrizione universitarie, si è avuta una riduzione delle immatricolazioni.

Gli studenti iscritti, inoltre, hanno ridotto la durata del percorso di studio.

Tra il 2011 e il 2014 è stata riscontrata una perdita di posti di lavoro in aggiunta di altre 300.000 unità, si parla di più di 1 milione di persone in cerca di impiego.

Le scelte politiche di questi anni sono state contrarie all'occupazione, il Governo Berlusconi ha iniziato una sorta di privatizzazione del lavoro, un taglio netto alla spesa pubblica che ha ridotto i posti di lavoro nelle Pubbliche Amministrazioni, nei settori della Sanità, della Scuola e della Sicurezza, si è registrata la prima grave battuta d'arresto dell'occupazione nel settore pubblico.

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Altri esecutivi successivi, non contenti di quanto già realizzato hanno disposto il blocco del turn over; in molte amministrazioni, a tutt'oggi, ai pensionamenti non segue un ricambio generazionale.

Meno potere d'acquisto determina meno acquisti, le famiglie spendono oggi solo per il necessario, venuto meno un posto sicuro di lavoro e rimanendo con una sola fonte di sostentamento o nel peggiori dei casi senza alcuna fonte di reddito, si riducono gli acquisti o si dirottano dove si compra a prezzi più bassi anche a dispetto della qualità e del Made in Italy (si pensi al mercato estero affermatosi in Italia).

Per non parlare di coloro che rimasti senza lavoro, vivono a carico di altri familiari.

Si è diffusa nella politica italiana l'idea che le imprese, grazie agli incentivi, riescano a superare i momenti no, invece non è così. Lo Stato non fa più concorsi e non assume più personale, quindi non crea posti di lavoro nel settore pubblico, non esiste quel doppio canale che fa girare l'economia (lo Stato assume e dà soldi alle famiglie, le famiglie acquistano e fanno sopravvivere le imprese). Le imprese si sa bene che vivono del frutto del lavoro di chi compra, non grazie al sostegno statale e la mancanza di ordini li porta a chiudere. 

Forse a questo punto la politica dovrebbe ammettere, che in questi anni destinando soldi al privato e non al pubblico, si è fatto un grave errore, anche perché nel Settore Statale a cui si accede per concorsi e per titoli, i diritti sono diritti, non restano sulla carta e non si lavora per una miseria e senza tutela, come spesso accade nel privato.

Ignazio Visco ha detto che l'Italia deve proseguire per la ripresa con le Riforme, c'è da aggiungere quelle giuste! Alla luce di quello a cui stiamo assistendo tutti hanno compreso che bisogna cambiare strada, i nostri politici lo capiranno?

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