Più di tremila euro al mese, netti. Non si tratta di un sogno collettivo dei lavoratori al tempo della crisi o di una delle tante pensioni d'oro che riguardano i politici ed alcuni manager italiani. Stiamo parlando di quello che dovrà essere il nuovo "salario minimo" nel Canton Ticino, la parte più meridionale della Svizzera, in cui lavorano molti italiani.

Nei giorni scorsi, infatti, la maggioranza (il 57,4%) degli abitanti del cantone italofono si è espressa a favore del provvedimento,che prevede l'inserimento nella Costituzione, per i lavoratori, di uno stipendio che non dovrà scendere al di sotto della soglia di 3500 franchi lordi, all'incirca 3400 euro mensili.

Cifre da capogiro per la maggior parte dei lavoratori, soprattutto italiani, costretti a fare i conti con continui ribassi del proprio salario. Non a caso, sembra che questo provvedimento sia stato pensato proprio per scoraggiare gli imprenditori del territorio svizzero che negli ultimi tempi fanno sempre più ricorso a lavoratori italiani nelle proprie aziende. D'altronde, se in Italia la disoccupazione continua a farsi sentire, molti tentano la fortuna al di fuori dei confini nazionali, "accontentandosi" anche di uno stipendio mensile che solitamente è la metà di quello percepito da un lavoratore svizzero, anche se parliamo comunque di cifre di tutto rispetto, vicine ai duemila euro al mese.

Il riferimento è ai cosiddetti "frontalieri", lavoratori italiani che non risiedono in Svizzera, ma si recano nel vicino Stato solo per lavorare, restando a vivere in Italia.

Esplicite, a tal riguardo, le parole del sindacalista Sergio Aurelio a "Liberoquotidiano". Il rappresentante del sindacato ticinese Unia, infatti, ha messo in evidenza il fatto che la manodopera deve essere scelta "in base alla qualità e non alla quantità", quindi non in base alla possibilità di dover pagare meno i propri dipendenti.

La Svizzera è vicinissima a noi, da un punto di vista geografico, ma a livello di politiche salariali sembra essere lontanissima.