Alla soddisfazione con cui il Premier Matteo Renzi ieri, in conferenza stampa e sui social, ha pubblicizzato la sua Legge di Stabilità, fa da contraltare la delusione di molti che avevano riposto una certa fiducia nel documento finanziario del Governo. La manovra è già duramente contestata per pensioni, statali e Mezzogiorno. Molti punti in manovra sono troppo strettamente collegati ad una ipotetica maggiore flessibilità che dovrebbe concederci Bruxelles sul pareggio di bilancio. La Commissione Europea da oggi studierà la nostra Legge e c'è curiosità su eventuali rilievi che metterà all'attenzione.

Capitolo pensioni e statali

Già nei giorni precedenti il varo della Finanziaria, la flessibilità in uscita, tanto discussa nelle camere della politica e tanto desiderata dai cittadini, fu accantonata e rinviata dall’Esecutivo.

Renzi ha promesso di preparare a breve un decreto a parte che riformi il sistema previdenziale nostrano, ma per coloro che sono prossimi alla pensione, le regole sono e rimangono ancora quelle aspre della Fornero. La sperimentazione del part-time pensionistico inserita in manovra non ha stemperato la delusione e le polemiche. Si concede solo la possibilità di lavorare ad orario ridotto per gli ultimi 4 anni di lavoro a coloro che hanno 63 anni e 7 mesi, senza rimetterci niente dal punto di vista dello stipendio, perché la parte dei contributi risparmiati dall’azienda dal tempo pieno a part-time, quindi non versati all’INPS, arriverà verrà coperta dallo Stato. Anche dal punto di vista previdenziale, nessuna penalità per i lavoratori che nonostante il part time, si vedranno accreditati per intero i periodi di lavoro perché l’INPS coprirà figurativamente i periodi di orario ridotto.

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È stata concessa l’estensione di opzione donna che per la verità era un atto dovuto trattandosi solo di una differente interpretazione della norma da parte dell’INPS rispetto alla volontà dei legislatori. Disco verde per l’ennesima salvaguardia, autofinanziata dal fondo per gli esodati che non poteva essere utilizzato per altri scopi. Per gli statali situazione grottesca, almeno a sentire i sindacati che sono sul piede di guerra. Concedere 300 milioni a più di tre milioni di lavoratori del Pubblico Impiego, significa concedere aumenti lordi inferiori a 10 euro al mese. Impossibile essere soddisfatti dopo una lunga attesa di 7 anni, quelli del blocco.

Appesi a Bruxelles

Come già detto, la nostra Legge di Stabilità è già a disposizione degli ispettori europei, in Commissione, per l’esame. Se per la flessibilità pensionistica, e la sua assenza nel testo di Legge, Bruxelles "ha vinto", perchè dalle stanze dei bottoni europee non volevano che l’Italia rimodulasse la sua previdenza sociale, per la riduzione delle tasse, soprattutto la Tasi, Renzi non ha accettato il diktat europeo e questo sarà uno dei rilievi che saranno posti al nostro Esecutivo.

Inoltre l'IRES verrà ridotta, ma dal 2017, a meno che quest’anno non venga concessa maggiore flessibilità sul pareggio di bilancio proprio dall’Europa.

Resta in piedi il capitolo delle spese per l’emergenza immigrazione, per le quali il Governo ha chiesto un ulteriore sconto a Bruxelles sempre sui vincoli di bilancio. I contestatori della manovra credono che siano troppi i provvedimenti legati alle concessioni che dovrebbero essere concesse da Bruxelles e che oggi rappresentano solo ipotesi. Il rischio è che tutto ciò che non si è aumentato oggi (IVA, Accise, Rai, Tasi e così via), sarà posticipato al 2017.