Quando due coniugi si separano, vengono a determinarsi una serie di questioni personali e patrimoniali. Fra questi, ci sono sia l’assegnazione della casa coniugale, sia l’obbligo da parte del coniuge più ricco di contribuire ai bisogni della famiglia. Il giudice, nel determinare il "quantum" dell'assegno di mantenimento a favore del coniuge più bisognoso, si trova quindi a dover fare i conti in tasca ai due ex sposi. L’accertamento delle sostanze economiche avviene prendendo ad esame la situazione reddituale e quella del patrimonio mobiliare e immobiliare di ciascuno degli ex coniugi.

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Ogni provvedimento giudiziale disposto a beneficio del coniuge più debole, infatti, implica sempre l’effettiva necessità che siano assicurati mezzi economici idonei a permettergli un tenore di vita simile a quello in cui godeva durante il matrimonio. Di conseguenza, nella determinazione dell’assegno di mantenimento, si deve tener conto anche del fatto che la casa coniugale sia stata assegnata all'ex marito piuttosto che all’ex moglie. Una recente decisione della Corte di Cassazione di fatto fa questa puntualizzazione.

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Assegno di mantenimento e casa coniugale: due elementi in relazione

Il caso da cui trae origine la decisione della Corte di Cassazione riguarda una donna che decide di rivolgersi ai magistrati perché ha ritenuto troppo esiguo l’ammontare dell’assegno di mantenimento a carico dell’ex marito. Infatti, l'assegno a lei versato non riusciva a soddisfare nemmeno le esigenze quotidiane della figlia che le era stata affidata. In breve, la donna fa presente che nei criteri adottati dai giudici di merito per determinare la misura dell’assegno doveva rientrarvi anche la decisione di lasciare nella disponibilità dell'ex marito la casa coniugale.

Casa che prima era il loro nucleo famigliare e che a seguito della decisione dei magistrati era stata costretta a lasciare, cercandosi un altro appartamento insieme alla figlia. La Corte di Cassazione le dà ragione, ritenendo che bisogna sempre compensare il fatto che la casa un tempo adibita ad habitat familiare venga assegnata all'ex marito. E ciò perché tale immobile rappresenta comunque una fonte di reddito per chi ci vive, il quale risparmia un bel pò di soldi perché non deve pagare affitto.

Parametri per valutare il valore economico della casa coniugale

I giudici di legittimità statuiscono, dunque, che il godimento della casa familiare costituisce sempre un valore economico da mettere sul piatto ai fini della determinazione del contributo di mantenimento verso l'altro coniuge e verso i figli. A detta degli ermellini, inoltre, il valore della casa coniugale corrisponde esattamente al canone di locazione che dal bene immobile il proprietario avrebbe potuto ricavare, se lo stesso fosse stato dato in affitto a terzi.

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I giudici di legittimità, di conseguenza, hanno rinviato il giudizio in Corte d’appello. Ad essa spetterà il compito di determinare di nuovo l’assegno di mantenimento, proprio perché l'ex marito, tenendosi la casa, si è venuto a trovare in una posizione economica assai più favorevole rispetto a quella della ex moglie. Assai probabile, a questo punto, che l'uomo debba staccare un assegno di mantenimento un po' più sostanzioso (Corte di Cassazione ordinanza n.

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25420 del 17.12.2015 ). Per info di diritto, premi il tasto segui accanto al mio nome.

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