La giurisprudenza, in materia di attribuzione dell’assegno di mantenimento con riferimento alla richiesta di addebito è sempre stata concorde nel dare rilievo al fattore temporale. Per far scattare l’addebito nei confronti di un solo coniuge è necessario che la violazione dei doveri matrimoniali rispetto alla crisi di coppia sia precedente alla proposizione della domanda di separazione. Più nello specifico deve sussistere un rapporto di causa-effetto tra il comportamento contrario ai doveri coniugali del coniuge e la sopravventuta intollerabilità della convivenza. Anche nel caso del tradimento l'addebito della separazione è possibile qualora il coniuge fedifrago abbia causato la crisi coniugale.

Ciò sempre che il tradimento sia stato effettivamente posto in essere. Cosa succede se invece il coniuge abbia mentito sul tradimento e tale bugia sia poi sfociata in una pronuncia di separazione? La Corte di Cassazione con una recente pronuncia ha stabilito che mentire sul tradimento anche per ripicca verso l'ex marito equivale a tradire veramente qualora si determina l’effetto di una crisi coniugale irreversibile.

La donna dice di aver tradito per finta: la Cassazione la bacchetta con l’addebito

La vicenda posta all’attenzione dei giudici di Piazza Cavour rappresenta un caso abbastanza singolare proprio perché una donna, un po’ per riavvicinare a sé un marito poco presente, un po’ per vendicarsi delle sue disattenzione, si inventa un amante. Tale bugia però non sortisce gli effetti sperati perché dopo una plausibile scenata di gelosia da parte di lui, il rapporto coniugale giorno dopo giorno si affievolisce.

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La bugia finisce quindi per diventare la causa della rottura definitiva del rapporto di comunione spirituale e materiale cui segue il giudizio di separazione. Ed è proprio a questo punto che succede il colpo di scena. La donna confessa di non avere tradito. Ritratta dunque tutto, dichiarando che l’amante con cui avrebbe commesso adulterio è solo frutto della sua fantasia. Le conseguenze della menzogna però sono notevoli. La stessa ha ferito l’ex-marito nell’amor proprio, ed è costata cara anche alla donna, che ha perso l’assegno di mantenimento. La Corte di Cassazione ha infatti ritenuto che non gli spettasse proprio perché i colleghi di merito le avevano addebitato la separazione. (Cassazione ordinanza n.25337 del 16.12.2015)

Sotto la scure dell’addebito: ogni comportamento che crei contrasto fra i coniugi

I giudici di legittimità hanno quindi accertato che l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza fra i coniugi era dovuta effettivamente al comportamento scorretto della moglie, unica responsabile dunque dalla rottura del matrimonio.

A detta degli ermellini, la causa del tragico epilogo della coppia è stato non solo la bugia sul finto tradimento, ma anche altre condotte poste dalla donna come la querela sporta a carico del ex-marito per percosse e minacce, poi ritirata. Insindacabile quindi la decisione della Suprema Corte  di ritenere tali bugie un ostacolo insuperabile per la prosecuzione del rapporto coniugale. I giudici di legittimità inoltre precisano che la menzogna anche se è stata detta per fungere da stimolo per una ripartenza della vita di coppia non ha reso meno grave il fatto. Tradire per finta in questo caso è costato alla donna tanto quanto aver tradito per davvero. Tale bugia costituisce infatti essa stessa motivo di addebito della separazione. Per info di diritto premi il tasto segui accanto al mio nome.