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Ancora tensioni all’interno dell’Opec: infatti il prossimo vertice ad Algeri dei paesi produttori di petrolio si prepara ad essere uno dei vertici più tesi dati i problemi che sta attraversando il settore petrolifero. Da parecchio tempo si ha un eccesso di produzione quantificato sui 800.000 che ha causato un abbassamento dei prezzi portando l’oro nero a quota di 26.70 dollari al barile nelle ultime settimane. Anche se oggi il prezzo è quasi raddoppiato raggiungendo la vetta di 48.23 dollari al barile, giunge la notizia che la Libia e la Nigeria hanno ripreso a trivellare nei loro pozzi. Infatti dopo i disordini dei loro conflitti interni il primo passo per la ripresa è stato far ripartire la loro economia riattivando la produzione di petrolio a livello nazionale.

Di fatto questo triplicherebbe il surplus di greggio dato che riverserebbero nel mercato attualmente stimato attorno ai 400.000 barili. L’importanza di questo vertice dimostra come i paesi soffrano del calo dei prezzi e cerchino di trovare una soluzione al problema dell’eccesso di produzione che continuerà fino al prossimo anno.

Il calo del petrolio deprime gli analisti

L’evoluzione dei prezzi ha lasciato scettici gli analisti finanziari di wallstreet: dopo i meeting passati fra le varie metropoli del mondo e la loro inconcludenza nei fatti, molti analisti credono che non vi possa essere una crescita dei prezzi  o almeno un ritorno verso gli 80 dollari al barile data l’eccessiva produzione di greggio. La Russia dall’ultimo meeting ha provato a rilanciare un'alleanza con l’Arabia Saudita per uscire da questa situazione di stagnazione dei prezzi che porta grandi sofferenze per le multinazionali petrolifere.

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Tentativo fallito anche per il ritorno dell’Iran sul mercato energetico. Concluse le sanzioni internazionali nei prossimi anni da parte delle nazione unite, il gigante del medio oriente ha rifiutato un congelamento delle esportazioni di petrolio nei prossimi anni. Sommando la rinnovata capacità di produzione di Libia e Nigeria che si attesta  rispettivamente a 390.000 e 1.750.000 milioni di barili nel futuro e la produzione massiccia di Iran e Arabia Saudita dimostra come l’eccesso di petrolio sul mercato mondiale ancora spingerà i prezzi al ribasso per molti mesi se non per anni, attestandosi sui 30 massimo 40 dollari al barile e provocando disagi per le compagnie petrolifere che deprimeranno il settore nei prossimi anni a meno che non venga trovato un accordo nel 2017 che spinga all’unità l’OPEC verso una direzione univoca.