Un collegato alla Legge di Bilancio, il Decreto Fiscale 193/2016 che è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 24 ottobre cambierà la vita degli italiani nel 2017, almeno per quanto riguarda alcune questioni fiscali. Nel decreto infatti fanno capolino le nuove norme sulla rottamazione delle cartelle Equitalia, sulla chiusura del Concessionario ed anche su un nuovo limite al prelievo dei propri soldi dai propri conti correnti. Nessun riferimento al limite all’utilizzo del contante che nella scorsa Legge di Bilancio era stato portato a 3.000 euro.

Questo nuovo limite si riferisce a prelievi anche con il bancomat e rischia di far scattare controlli e tassazione in più per i contribuenti.

Mille euro al giorno o cinquemila in un mese

L’Agenzia delle Entrate potrà indagare contribuenti che prelevano dal proprio conto corrente cifre superiori a 1.000 euro in un giorno o 5.000 euro al mese. Questo in sintesi, quello che stabilisce un emendamento che adesso attende di essere approvato ed inserito nella Decreto Fiscale che insieme alla Legge di Stabilità, in questi giorni sta completando l’iter parlamentare che porterà alla sua approvazione entro la fine dell’anno. L’obbiettivo di questa novità sarebbe lo scovare soldi in nero non solo da imprenditori e aziende, ma anche da semplici correntisti.

In pratica, i controlli del fisco scatterebbero in automatico per prelievi di questo tipo senza dovuta giustificazione sia in entrata che in uscita. Il soggetto che sfora i limiti e che fa scattare il campanello di allarme dell’Agenzia delle Entrate dovrà giustificare nel momento in cui il Fisco chiederà spiegazione di quei movimenti di denaro, da dove provengono i soldi e perché sono stati prelevati.

Quali rischi si corrono e come fare per difendersi

In definitiva, si applica anche a lavoratori dipendenti, pensionati e semplici correntisti in genere, la regola applicata ai titolari di redditi di impresa, cioè la presunzione che prelievi troppo alti derivino da attività in nero o da ricavi non dichiarati.

Se l’emendamento passasse, su quelle somme è molto probabile che il Fisco, considerandoli compensi non dichiarati, decida di tassarli come redditi prodotti. La norma prevede che la tassazione scatti solo per la parte eccedente le soglie minime, cioè prelevare in un mese 6.000 euro farebbe scattare la tassazione solo su 1.000 euro. Il controllo dell’Agenzia delle Entrate utilizzerebbe il solito meccanismo, con una richiesta di documentazione al contribuente di cui si sospetta il fallo. In questo caso, l’onere della prova tocca a chi ha prelevato, quindi al contribuente. Infatti, non è l’Agenzia delle Entrate che deve trovare le prove che avvalorino le presunte somme non dichiarate dal contribuente, ma deve essere quest’ultimo a trovare giustificazioni a discolpa.

Necessario quindi, quando si muovono queste somme, conservare la documentazione originale sia in entrata che in uscita. In parole povere, il Fisco vorrà sapere da dove i soldi provengono, se non sono tra quelli dichiarati a fini reddituali e per cosa sono stati spesi.