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Nella pulizia di bilancio che ha preceduto il maxi aumento di capitale da 13 miliardi in partenza la prossima settimana, Unicredit ha fatto sapere di aver proceduto ad effettuare una svalutazione della propria partecipazione nel fondo Atlante. L'importo esatto della svalutazione non è ancora noto, ma potrebbe essere intorno al 60% o 70% secondo indiscrezioni pubblicate dal Fatto Quotidiano. Anche BPER ha reso noto che provvederà a effettuare una svalutazione della partecipazione seguendo l'esempio dell'istituto di piazza Gae Aulenti che, unico istituto italiano di rilevanza sistemica, costituisce un punto di riferimento.

In un comunicato stampa del 31 gennaio, Questio SGR società di gestione che amministra il fondo Atlante ha reso noto che, per il momento, non ritiene opportuno incorporare alcuna svalutazione nel calcolo del NAV del Fondo Atlante, non essendovi allo stato elementi sufficienti per sostenere una valutazione diversa da quella del costo storico.

Il valore dell'investimento nelle popolari venete

Valorizzare correttamente le quote del fondo Atlante è un esercizio complesso perché dipende dalle sorti dell'investimento che è stato effettuato in Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza. Si tratta di istituti che al momento sono ancora fortemente esposti al rischio di venire assoggettati ad una ricapitalizzazione precauzionale (o bail-in se non ritenute sistemiche).

A questo proposito secondo gli analisti di Fidentis la partecipazione dovrebbe addirittura essere svalutata integralmente, poiché le due banche necessitano di ulteriori aumenti di capitale e non vi sarebbero al momento soggetti disponibili a sottoscriverli. All'estremo opposto, le fondazioni bancarie anno reso noto, attraverso una dichiarazione di Giuseppe Guzzetti presidente dell'Acri e della Cariplo che non procederanno a svalutare la partecipazione.

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Le ragioni di Quaestio

In un comunicato stampa, emanato poco dopo la notizia della svalutazione effettuata da Unicredit, la società di gestione ha reso noto che allo stato la valutazione dell'investimento nelle popolari venete può basarsi solo su dati oggettivi e di pubblico dominio, perché ad oggi l'azionista di maggioranza non dispone della direzione e coordinamento delle banche partecipate.

Pertanto il NAV terrà conto della circostanza che, sulla base degli ultimi bilanci disponibili, l'investimento effettuato risulta significativamente inferiore al patrimonio netto dei due istituti e non potendo fare riferimento a a prezzi di mercato, visto che le due società non sono quotate, non sussistono elementi sufficienti per discostarsi dal "costo storico".

Per trasparenza, il comunicato riporta un parere formulato dalla società di consulenza ritenendo opportuno tenere conto delle osservazioni formulate dalla società di consulenza Deloitte Financial Advisory Srl che suggerisce l'opportunità di una svalutazione nell'ordine del 24%.