Tutti auspicano che questa volta sia la volta buona. La storia di NMS (Nerviano Medical Sciences) è un pezzo di storia della ricerca farmaceutica in Italia. Ingegno, bravura, capacità e poi… mancano gli investimenti per andare avanti perché nel nostro Paese qualcuno ha deciso che non conviene investire in ricerca. I rischi sono elevati e il ritorno economico non è immediato. Ma senza ricerca non c’è innovazione e senza innovazione non c’è progresso. E senza progresso non c’è competitività. Questo meccanismo i cinesi l’hanno ben compreso e così vanno in giro per il mondo ad acquisire vari centri di eccellenza.

Questa volta hanno preso il 90% di NMS.

La ricerca oncologica nervianese

Con una operazione finanziaria di 300 milioni di euro, il 90% delle quote di Nerviano Nerviano Medical Sciences passerà sotto il controllo della Hefei Sari V-Capital Management, di Shanghai. Il restante 10% del centro di ricerca di via Paster rimarrà appannaggio della Regione Lombardia.

Un altro centro di eccellenza del nostro Paese che passa di mano. NMS Group, una società finora sotto il controllo dalla Fondazione della Regione Lombardia, è il maggiore centro di ricerca di drug discovery impegnato nello sviluppo di nuovi farmaci antitumorali, destinati al mercato nazionale ed internazionale.

In cinquant’anni di storia NMS ha avuto una serie di avvicendamenti che hanno messo più volte in forse il suo destino.

Ora finalmente è stato perfezionato l’accordo con questa società di Shangai che verrà formalizzato nel primo trimestre 2018. L’accordo prevede anche un aumento di capitale.

Il Gruppo NMS impegna 420 dipendenti di cui 200 sono ricercatori molto qualificati, coinvolti in diversi progetti di ricerca e sviluppo in ambito oncologico, fino alla sperimentazione clinica.

Vanta collaborazioni con oltre 250 centri oncologici internazionali e un ampio portfolio brevettuale. Dal 2011 il Gruppo è sotto il controllo della Fondazione Regionale per la Ricerca Biomedica ed è composto da un centro di discovery e da alcune società di service, Accelera (ricerca preclinica), Clioss (sviluppo clinico) e NerPharma (produzione principi attivi).

Dopo mezzo secolo arriva il soccorso cinese

Secondo la mitologia cinese, il drago è un animale dalle dimensioni colossali, che va a simboleggiare il buon auspicio. Il Drago cinese sarebbe l’incarnazione di Yang, ovvero del “bene”, dello “spirito fecondo”, colui che porta pioggia, nutrimenti e armenti. Totalmente differente dal concetto di “drago occidentale” immaginato come una figura distruttiva e negativa.

Ebbene, non vi è modo più appropriato per descrivere la storia della Farmitalia, un’azienda farmaceutica italiana nata nel milanese nel 1935 per volere (joint venture) di Montecatini e della francese Rhône-Poulenc. Inizialmente il successo arrivò grazie ad un farmaco antitumorale di origine naturale, l’Adriamicina.

Nel 1978 la società passa sotto il controllo della Carlo Erba prima e di Montedison dopo, per diventare Farmitalia-Carlo Erba.

Nel 1993 la società viene acquisita da Kabi-Pharmacia ma solo dopo due anni diventa Pharmacia&Upjohn. Nel 2000 Pharmacia & Upjohn si fonde con Monsanto/Searle e nasce Pharmacia. Ma l’evoluzione della società pare inarrestabile e, nel 2002, Pfizer acquista Pharmacia. Anche questa operazione non ha successo e così, nel 2004, Pfizer si tira indietro. Nasce Nerviano Medical Science (NMS) che viene soccorsa dalla "Congregazione dei figli dell'Immacolata Concezione". Ma, ancora una volta, l’operazione non ha successo e nel 2011 deve intervenire la Regione Lombardia.

Solo pochi anni e, nonostante i successi della ricerca, ancora una nuova crisi. E adesso arrivano i cinesi. Viene da chiedersi, questa volta quanto durerà?