“Stiamo lavorando per passare da un accordo annuale a un accordo che duri dai 10 ai 20 anni”, ha dichiarato negli scorsi giorni all’Agenzia Reuters il principe saudita Mohammed bin Salman, riferendosi all’accordo temporaneo che i Paesi dell'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC) hanno da tempo con altri importanti produttori di oro nero come Russia e Azerbaigian. “Abbiamo per ora un ‘intesa a grandi linee, dobbiamo ancora definire i dettagli”, ha precisato MBS. Le dichiarazioni del principe saudita potrebbero essere la premessa del passaggio dall’attuale OPEC plus che si basa su accordi annuali rinnovabili tra i produttori dell’organizzazione e quelli esterni, allo sdoganamento di un Super OPEC, cioè di un’alleanza definitiva senza limiti temporali.

L’OPEC controlla il 78% delle riserve mondiali di Petrolio

L’OPEC, che ha sede a Vienna, comprende attualmente 14 produttori di petrolio ed è stata fondata nel 1960 a Baghdad da cinque Paesi: Iran, Iraq, Kuwait, Arabia Saudita e Venezuela. Nel corso degli anni si sono aggiunti Qatar (1961), Indonesia (1962), Libia (1962), Emirati Arabi Uniti (1967), Algeria (1969), Nigeria (1971), Ecuador (1973), Gabon (1975), Angola (2007) e Guinea Equatoriale (2017). L’organizzazione costituisce un cartello economico in grado di negoziare con le compagnie petrolifere prezzi e concessioni di estrazione del greggio. Gli stati membri dell’OPEC controllano circa il 78% delle riserve mondiali di petrolio.

Con il progressivo calo del prezzo dell’oro nero, che è attualmente inferiore del 30% rispetto al 2014, l’alleanza tra i produttori di greggio è diventata sempre più strategica, anche in conseguenza della straordinaria crescita da parte degli USA dell’estrazione dello shale oil, il cosiddetto ‘petrolio non convenzionale’ ottenuto dai frammenti di rocce di scisto bituminoso.

Poche settimane fa l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) ha pubblicato un’analisi secondo cui si prevede che la produzione statunitense passerà da 4 milioni di barili da qui a cinque anni, fino a 17 milioni di barili nel 2023. Dati che proiettano gli Stati Uniti al vertice della produzione energetica e li pongono come attori stabili nel mercato delle esportazioni.

La super OPEC modellerà l’ordine mondiale

Non è dunque un caso che proprio adesso l’OPEC ponga le basi per un allargamento definitivo dei paesi partecipanti all’organizzazione, prospettando l’inclusione dell’importantissimo partner russo. E non è affatto una coincidenza che nell’ottobre dello scorso anno il Re Saudita abbia compiuto un primo storico viaggio in Russia.

L’Arabia Saudita è un alleato degli Stati Uniti e la Russia è un partner strategico dell’Iran, dunque apparentemente esistono delle distanze, ma i nuovi scenari energetici stanno avvicinando i due Paesi sempre di più: “A prescindere dalle tempistiche dell’accordo", scrive il quotidiano saudita in lingua inglese Arab News, “quello che vedremo se la Russia e l'OPEC concorderanno sulla cooperazione a lungo termine, sarà una nuova istituzione che modellerà l'ordine mondiale, e quell'istituzione sarà una Super OPEC.”