Sono passati ormai quasi vent'anni da quando l'euro è diventato una consuetudine nella vita degli italiani. Il passaggio alla moneta unica europea, tra gli altri aspetti, ha rappresentato un trauma perché, rispetto al vecchio conio, è caratterizzata da un quantitativo decisamente superiore di monete di discreto valore.

I più anziani ricorderanno come, un tempo, le mille lire (ossia circa 52 centesimi) fossero banconote.

Oggi, invece, si ha a che fare con delle monete di discreto valore, come quelle da 1 e 2 euro. Proprio in relazione a quest'ultime, starebbe tornando in auge una truffa che rischia di essere una vera e propria beffa per tutti.

Truffa dei 2 euro: il trucco

La truffa dei 2 euro è una di quelle problematiche che, in qualche modo, unisce sia i consumatori che gli esercenti. Infatti si tende a far passare alcune valute straniere per la ben più nota moneta europea.

Del resto, quasi nessuno, quando riceve il resto, si preoccupa di assicurarsi che gli spiccioli siano autentici.

E proprio per questo motivo i 10 bath thailandesi e i 5 scellini del Kenya sono facilmente spacciabili per la ben più preziosa moneta dell'euro. La beffa consiste nel valore nettamente minore della valuta straniera: 25 centesimi nel primo caso, 20 nel secondo. Di solito, nel mirino dei malintenzionati finiscono soprattutto i turisti che provengono da Paesi non europei e che, per tale ragione, hanno ancor meno dimestichezza con il quotidiano utilizzo dei 2 euro.

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Nonostante ciò, la truffa si può abbattere anche sui cittadini europei e italiani, che rischiano anch'essi di ritrovarsi in tasca delle monete di bassissimo valore rispetto alla valuta europea.

Gli esempi

Un negoziante rischia di imbattersi, ad esempio, in un malintenzionato che paga un prodotto con 4-5 monete thailandesi o kenyote. Il commerciante non presterà grande attenzione a ciò che gli è stato dato, non trattandosi di banconote di grande taglio.

Tuttavia, quando si ritroverà a fare l'inventario, si accorgerà di essere rimasto vittima della truffa.

Allo stesso modo, un acquirente potrebbe trovarsi di fronte un esercente poco onesto, pronto a rendergli come resto proprio quelle monete di scarso valore. Inoltre non bisogna nemmeno escludere eventuali truffatori che potrebbero agire nei pressi di distributori automatici, come quelli per il rifornimento di benzina.

Immaginando che qualcuno chieda di potere scambiare le sue monete con una banconota, si potrebbe essere raggirati e subire un danno economico.

Inoltre, stando a quanto riportato di recente, ci sarebbero anche numerosi distributori automatici di vecchia generazione che non sarebbero in grado di distinguere le monete da 2 euro dai 10 bath o dai 5 scellini del Kenya. Non resta, dunque, che prestare molta attenzione.

Le città più a rischio sarebbero le grandi metropoli e quelle caratterizzate dai maggiori afflussi turistici.

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