Il vertice Eurogruppo è stato rinviato a stanotte, dopo il summit a distanza di ieri finalizzato a stabilire come i Paesi più colpiti dal Coronavirus potrebbero sostenere economicamente l'emergenza in atto. Si è conclusa con un nulla di fatto la riunione durata tutta la notte: l'Europa non riesce a trovare un punto d'accordo. Questo perché sussiste il problema di accordare i diversi Stati dell'Unione: il Nord che invoca il Mes e il Sud che punta invece sugli eurobond. Anche la conferenza stampa di stamattina è stata annullata, perché la riunione continuerà fino a domani.

"Dopo 16 ore di confronto - dichiara il Presidente dell'Eurogruppo Mario Centeno su 'Twitter' - L'intesa è vicina ma ancora non ci siamo.

La prerogativa è quella di creare una linea di protezione contro gli effetti del Covid-19, ma non si è riusciti a creare un accordo sugli strumenti fiscali".

Il Ministro dell'Economia italiano, Roberto Gualtieri, dopo aver sostenuto allo strenuo gli eurobond propone, sempre su 'Twitter' d'intraprendere una scelta decisiva: "È il momento della responsabilità comune, della solidarietà e delle scelte coraggiose".

La situazione italiana

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, con un'ulteriore riunione in video conferenza è chiamato a delineare una linea d'azione. L'Italia deve fare la sua scelta: accettare il Mes alle condizioni stabilite dall'Unione, rischiando di andare incontro ad una crisi di Governo o ribaltare tutte le carte in tavola.

All'ordine del giorno, infatti il dibattimento sull'utilizzo del Mes (Meccanismo Europeo di Stabilità ), sul quale i Ministri delle Finanze sono alla ricerca di un orientamento diverso rispetto al precedente, usato per Atene. Nel frattempo crolla la fiducia degli italiani nei confronti delle istituzioni europee.

Lo ha confermato, ieri una ricerca di Diamanti su 'La Repubblica': il 70% degli intervistati si è detto poco o per niente fiducioso verso la Ue.

Le ipotesi in merito al Mes

Lo scoglio insormontabile riguarda la creazione di un fondo comune speciale atto ad emettere un'obbligazione comune con la garanzia degli Stati per racimolare capitali pari al 3% del Pil con i quali attivare una ripresa economica.

Attraverso delle indiscrezioni giunte da Bruxelles riguardo alle modifiche apportate, si tratterebbe di dare lo start al fondo di credito che parte dalle ECCL (Enhanced Conditions Credit Lime) e che va da un periodo stabilito di 12 mesi, prolungabile per un ulteriore semestre. Il rimborso dello stesso è previsto nell'arco di 5 - 10 anni e con delle regole uguali per tutti. Qualcuno azzarda addirittura l'idea di un Mes spogliato dalle condizionalità che incorpora fin dalla nascita, a partire proprio dalla vigilanza della Troika (l'insieme dei creditori ufficiali durante la negoziazione con i Paesi). Il tetto massimo erogabile è pari al 2% del Pil: 36 miliardi di euro per l'Italia, con delle commissioni notevolmente ridotte, se non addirittura azzerate.

Le condizioni potrebbero essere affidate alla Bce

Resterebbero ancora da stabilire le condizioni che regolerebbero i vincoli da rispettare. Esse potrebbero essere delegate alla Banca Comune Europea, già intervenuta a marzo per garantire la stabilità dell'Eurozona con l'acquisto di titoli di Stato italiani per 11.855 miliardi di euro (il 35% del totale). Insomma, l'idea dell'eurobond rischia di essere totalmente archiviata.

La posizione di Germania e Olanda

La stessa Angela Merkel ha ribadito ieri il proprio sostegno tramite il fondo salva-Stati, in quanto considerata l'unica soluzione possibile per garantire sicurezza a tutti. La Germania è infatti convinta che per affrontare la crisi in atto, sarebbe bene entrare in azione su tre punti: sospendere il Patto di Stabilità, usare il Mes e i Bei e creare un fondo di tutela per la disoccupazione, attraverso il progetto Sure.

L'Olanda, invece non cede sul rifiuto di utilizzare il fondo salva Stati senza condizioni: "Questa è una crisi sanitaria e l'Europa deve mettere a disposizione dei fondi extra", questo è quanto dichiarato dal suo Ministro dell'Economia Wokpe Hoekstra.

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