Come ha fatto il Messico a resistere all'Arabia Saudita, ma anche alla Russia ed alla parte rimanente dei membri dell'Opec rispetto ad un accordo sulla riduzione della produzione di petrolio, costringendo sulla difensiva persino Donald Trump? Grazie a quella che Bloomberg ha definito come una vera e propria arma segreta, i cui dettagli sono custoditi gelosamente proprio dal governo messicano. Ma procediamo per ordine e cerchiamo di capire innanzitutto cos'è successo in un mercato complesso come quello petrolifero, che nelle ultime settimane è stato caratterizzato da una volatilità estremamente elevata e dal crollo storico dei prezzi.

Come vedremo, non si tratta soli di una questione correlata con Affari e Finanza, ma anche di geopolitica.

Petrolio, il nuovo accordo raggiunto dall'Opec+

Stante le premesse appena esposte, il modo migliore per comprendere cosa sta accadendo consiste nel partire dai numeri. I Paesi che compongono il cartello dell'Opec+ sembrano infatti aver deciso per un taglio della produzione, così da sostenere i prezzi in forte ribasso. Il compromesso è stato raggiunto su un taglio corrispondente a 9,7 milioni di barili al giorno, una cifra che appare inferiore ai 10 milioni inizialmente previsti. Fuori da questo accordo resta però il Messico, che avrebbe ottenuto di ridurre la propria produzione di appena 100mila barili al giorno, ottenendo così una grande vittoria.

Oltre a ciò, il Messico si riserva di rivalutare il proprio impegno a due mesi dall'entrata in vigore dell'accordo, dimostrando così una vera e propria posizione di forza rispetto agli altri membri dell'organizzazione internazionale. Ma come ha potuto il Paese sudamericano tenere testa ai giganti della produzione petrolifera?

Grazie ad una polizza assicurativa che gli permette di vendere il proprio petrolio ad un prezzo superiore rispetto a quello presente sul mercato.

L'arma segreta del Messico nel mercato

Il dato di fatto è che durante le recenti riunioni dell'Opec+ il Messico ha potuto mettere in campo una vera e propria arma segreta, grazie ad un insieme di opzioni Put acquistate da primarie banche americane operanti sui mercati finanziari.

È quindi grazie a Wall Street che il Paese sudamericano ha potuto negoziare da una posizione di forza, senza avere la necessità di accettare le condizioni proposte dai propri partner. Nella realtà, quella avviata dal Messico non rappresenta un'operazione improvvisata. Da oltre vent'anni il Paese acquista opzioni in stile asiatico sul petrolio da un pool di banche d'investimento e compagnie petrolifere, ottenendo così il diritto (ma non l'obbligo) di vendere la propria produzione di petrolio ad un prezzo determinato in anticipo rispetto alle quotazioni del momento.

Le Put sul petrolio agiscono come una polizza assicurativa

Le Put appena descritte agiscono di fatto come una polizza assicurativa, ma come ogni prodotto di settore hanno un costo che si ripaga nel momento in cui si concretizza l'evento avverso.

Nel corso del 2016 il Messico ha speso in opzioni put circa 1,03 miliardi di dollari per proteggersi dalle fluttuazioni dei prezzi, mentre negli ultimi ventanni il costo assicurativo sostenuto dovrebbe corrispondere a diverse decine di miliardi di dollari. I dati reali ed i dettagli contrattuali sono oggetto di supposizioni, perché il governo messicano ha deciso di apporre il segreto di Stato su tali contratti. Resta però il fatto che le opzioni put consentono al Paese di godere di una sicurezza unica, perché a differenza delle altre nazioni produttrici di petrolio aderenti all'Opec+ in caso di ulteriori ribassi del barile il Messico potrà comunque vendere la propria produzione a prezzi più alti.

La copertura assicurativa "non è economica", ha spiegato il Ministro delle Finanze messicano Arturo Herrera a marzo durante un suo intervento nella rete TV Televisa. "Ma si tratta di un'assicurazione per tempi come quelli attuali, visto che il nostro bilancio fiscale non sarà colpito" dalle fluttuazioni dei prezzi. L'obiettivo del governo messicano resta però anche di tipo politico, considerato che il Presidente Andres Manuel Lopez Obrador potrebbe puntare a rilanciare la compagnia nazionale Pemex nell'olimpo dei grandi produttori di petrolio. Come spesso accade in questi casi, non sorprende quindi che finanza e politica si mischino tra loro, producendo confronti accesi e posizioni dicotomiche tra i grandi produttori di petrolio.

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