Per la serie BlastingTalks, intervistiamo l’a.d. e presidente di Kolinpharma, Rita Paola Petrelli. L’azienda è una Pmi innovativa specializzata nella ricerca, sviluppo e nella vendita sul mercato italiano di prodotti nutraceutici. Il termine deriva da "nutrizione" e "farmaceutica" e fa riferimento a quei principi nutritivi contenuti negli alimenti che hanno effetti benefici sulla salute.

BlastingTalks è una serie di interviste esclusive con business e opinion leader nazionali e internazionali per capire come la pandemia di coronavirus abbia accelerato il processo di digitalizzazione e come le aziende stiano rispondendo a questi cambiamenti epocali.

Leggi le altre interviste della serie sul canale BlastingTalks Italia.

Iniziamo dalle basi: può darci una definizione semplice e facilmente comprensibile di nutraceutica?

Nutraceutica è un termine che coniuga due parole: nutrizione e farmaceutica coniato dal Dr.Stephen De Felice. Significa che si pongono in associazione delle materie prime di origine naturale secondo il rigore caratteristico del mondo farmaceutico. Abbiamo inteso costruire il nostro modello di business orientato proprio verso il mondo farmaceutico progettando e formulando prodotti che hanno alla base evidenze scientifiche.

Quali sono i prodotti nutraceutici più diffusi? Ci fa qualche esempio?

Tra i prodotti più diffusi in questo periodo, calandoci nel momento stagionale che stiamo vivendo, ci sono prodotti a base di vitamina C e D perché contribuiscono al normale funzionamento del sistema immunitario.

Ma parliamo anche di prodotti con Vitamina C, B2 e zinco a protezione delle cellule dallo stress ossidativo, di probiotici (indicati per mantener l’equilibrio della flora intestinale) o ancora il magnesio per il mantenimento della funzione muscolare.

Nella vostra missione sostenete di occuparvi di “nutraceutica”.

Ci può spiegare come funziona questo processo?

Nel momento in cui abbiamo pensato a questo progetto abbiamo tenuto conto di quello che naturalmente nasceva dall’opinione della classe medica, la quale raccoglieva a sua volta le opinioni dei pazienti e dei consumatori. Ci siamo quindi trovati di fronte a una maggiore consapevolezza nel voler tutelare e proteggere la salute, anche considerando l’allungamento della vita media.

Oggi si tende sempre di più a preferire dei prodotti che vadano nel senso della prevenzione e del benessere. All’interno di questo connubio si incastra perfetta la nostra mission. Tutto questo naturalmente dev’essere corredato, così com’è nel nostro imprinting, dal rigore della scienza e lo facciamo attraverso delle evidenze e degli studi scientifici, preclinici e clinici che poi pubblichiamo su riviste tecnico scientifiche di livello internazionale.

Esistono anche degli svantaggi nel ricorso ai prodotti nutraceutici?

Non parlerei di svantaggi perché la normativa assimila il nutraceutico all’integratore alimentare. Quindi, così come anche un alimento può avere degli svantaggi in soggetti ipersensibili (si pensi ad esempio alla curcuma o al magnesio), può averli anche per il nutraceutico.

Ma di per sé non è il nutraceutico a presentare svantaggi, si tratta di approfondire l’ipersensibilità del soggetto verso determinati alimenti o estratti di origine naturale. In questo senso il nostro plus è rappresentato dall’utilizzo di materie prime di primissima qualità, che scegliamo d'impiegare con il supporto degli studi scientifici. Da lì poi nasce un formulato che dev’essere sempre meritevole di brevetto. E la tutela brevettuale riguarda anche la patrimonializzazione dell’azienda. Per questo la ricerca e lo sviluppo sono alla base del nostro core business.

E in che modo portate avanti la vostra attività di ricerca e sviluppo?

La ricerca e sviluppo viene condotta al nostro interno. Abbiamo un validissimo team di ricercatori che è guidato da un manager interno specializzato e altamente competente in materia, ma siamo affiancati anche da una serie di consulenti esterni che intervengono nelle parti di pre-industrializzazione.

È proprio quello che le dicevo, l’imprinting e l’orientamento sono di ascoltare i bisogni che vengono dalla classe medica. Individuiamo una formulazione scegliendo su quali aree intervenire e mettiamo a punto il prodotto. Da lì, il passaggio successivo è il deposito brevettuale, che rappresenta uno dei nostri punti di forza. A questo processo noi associamo studi preclinici con i principali atenei italiani e i centri di ricerca più importanti. Da ultimo la nostra partnership con l’Università statale di Milano, la nostra storica collaborazione con l’Università di Pavia e anche con la Sapienza di Roma.

C’è ancora spazio per fare nuove scoperte?

C’è ancora tanto tanto spazio nella ricerca e sviluppo e da qui è necessario anche intervenire con degli investimenti.

Noi abbiamo scelto strategicamente di farlo e quindi investiamo nel settore perché questo dà sempre un maggiore valore alla società.

Tenendo presente la peculiarità del vostro comparto, quali sfide pone lavorare in un contesto così particolare?

Il ranking delle aziende nutraceutiche conta circa 3mila aziende e ogni anno vengono introdotti sul mercato numerosi prodotti. La nostra strategia consiste nell’individuare quei plus e punti di forza che costituiscono elementi di differenziazione rispetto alle altre aziende presenti sul mercato. Questo all’interno di contesti che siano unici e innovativi. Lo abbiamo fatto attraverso investimenti in ricerca e sviluppo e attraverso le certificazioni. Una scelta questa che non è da normativa, quindi non è un obbligo per le aziende nutraceutiche.

Ma noi dobbiamo essere certi che il prodotto immesso sul mercato sia sicuro per il consumatore. Inoltre, tutti nostri prodotti sono doping free.

In che modo la recente crisi dettata dal Coronavirus ha influito sul vostro modo di lavorare e più generalmente sul vostro settore?

Durante i tre mesi di lockdown che abbiamo vissuto andava fatta una scelta. Era un momento in cui o si rallentava tutto, oppure si trasformava la crisi in un’opportunità. Quindi dato che i nostri informatori hanno potuto ricorrere allo smart working (essendo le strutture sanitarie inaccessibili) abbiamo scelto d'investire nella loro formazione tecnica, scientifica e anche commerciale. Avevamo avviato già a gennaio un progetto di digitalizzazione basato su un CRM che gira su sistema Salesforce e quindi abbiamo usato quei momenti per fare formazione.

Abbiamo tenuto la macchina pronta per ripartire nel momento in cui si fosse realizzata la ripresa delle attività. Lo stesso principio è stato applicato anche con i collaboratori interni, perché si sono accelerati i processi di digitalizzazione sui processi amministrativi e di controllo di gestione. Non abbiamo abbandonato neanche i nostri medici, seguendoli attraverso vie alternative con call e videcall. Siamo stati accanto a loro donando delle terapie verso pazienti consumatori che versavano in situazioni precarie con il progetto donazione “KIP per te”. Abbiamo anche donato un ventilatore polmonare alla città di Catanzaro e in aprile abbiamo pensato a una donazione diretta verso i medici, che rappresentano per noi figure di riferimento.

Accanto a tutto questo, al nostro interno le altre funzioni hanno proseguito incessantemente la loro attività.

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