Il 7 maggio 2026 ha segnato una giornata difficile per Campari in Borsa, con il titolo che ha chiuso la seduta in forte calo del 14%, attestandosi a 5,64 euro per azione. La flessione significativa è giunta a seguito della pubblicazione dei risultati trimestrali, che hanno rivelato vendite inferiori alle attese. I ricavi nel primo trimestre si sono attestati a 643 milioni di euro, registrando una diminuzione del 3,4% rispetto all'anno precedente e posizionandosi al di sotto del consenso degli analisti, che prevedevano 651 milioni di euro.
La giornata a Piazza Affari è stata caratterizzata da una generale fiacchezza, con il FTSE MIB che ha ceduto lo 0,2%.
Oltre a Campari, anche altri titoli hanno subito perdite: Tenaris ha perso il 7%, Saipem il 5% e Azimut quasi il 3%. In controtendenza, invece, Tim, Poste e Moncler hanno mostrato segnali positivi, registrando rialzi superiori ai due punti percentuali. In questo contesto, lo spread tra BTP e Bund è rimasto stabile attorno ai 73 punti base, mentre l'euro ha guadagnato terreno a 1,17 dollari e il Bitcoin si è mantenuto stabile intorno agli 81.000 dollari.
Analisi dei risultati trimestrali e andamento globale
Il gruppo Campari ha comunque registrato una crescita organica del 2,9%. L’effetto perimetro, negativo per il 2,2%, è stato principalmente influenzato dalla cessione di Cinzano e dalla debolezza di alcune valute, in particolare il dollaro statunitense e il dollaro giamaicano.
A livello geografico, l’Europa ha mostrato una crescita dell’1,9%, e il Nord America è salito del 2,2%, nonostante un rallentamento attribuibile alla riduzione delle scorte sui marchi non prioritari, con un impatto stimato di circa 10 milioni di euro. I mercati emergenti si sono distinti con un incremento del 12,7%, mentre l’area Asia-Pacifico ha subito una contrazione dell’1,6%, penalizzata dalle difficoltà nel canale Global Travel Retail e dalle tensioni in Medio Oriente, che hanno causato un calo del 13,5% nel segmento legato ai viaggi.
Obiettivi futuri e assetto societario
Malgrado i risultati trimestrali al di sotto delle aspettative, il management di Campari, sotto la guida del ceo Simon Hunt, ha confermato gli obiettivi per il 2026.
Le previsioni indicano una crescita organica intorno al 3% e un andamento più robusto nella seconda metà dell’anno. Il gruppo continua a puntare su una progressiva ripresa dei consumi e sulla solidità dei brand premium, pur in un scenario macroeconomico e geopolitico instabile. Per quanto riguarda i costi, le principali pressioni sono legate a carburanti e logistica, sebbene i contratti di lungo periodo relativi al vetro dovrebbero contribuire a limitare ulteriori impatti inflattivi.
La presidenza di Campari è affidata a Luca Garavoglia, che detiene circa il 26% della società, quotata alla Borsa di Milano dal 2001. Anche la sorella, Alessandra Garavoglia, membro del consiglio di amministrazione, possiede una quota significativa, pari a circa il 25% del gruppo.