Chi possiede bitcoin, ethereum o altre cripto-attività deve fare i conti con una novità importante entrata in vigore quest'anno. Dal 1° gennaio 2026 le regole sulla tassazione delle plusvalenze crypto sono cambiate in modo sostanziale, e conviene conoscerle bene prima di muovere qualsiasi operazione.

L'aumento dell'aliquota: dal 26% al 33%

La Legge di Bilancio 2026 ha confermato l'aumento dell'aliquota dal 26% al 33% sulle plusvalenze realizzate a partire dal 1° gennaio 2026. Si tratta di un incremento significativo, che allinea la tassazione delle cripto-attività ad altre categorie di redditi finanziari con aliquota maggiorata.

Attenzione alla tempistica: la dichiarazione presentata nel 2026 riguarda normalmente i redditi del 2025, quindi non applica automaticamente il 33% a quanto fatto l'anno scorso. Le operazioni dal 1° gennaio 2026 in poi rientreranno invece nella dichiarazione del 2027.

Addio alla soglia di esenzione

È stata eliminata definitivamente la soglia di esenzione di 2.000 euro: ogni plusvalenza, anche minima, diventa tassabile. Fino a poco tempo fa chi guadagnava entro questa cifra non versava nulla; oggi anche pochi euro vanno dichiarati.

L'eccezione per le stablecoin in euro

La manovra ha introdotto un regime differenziato per le stablecoin denominate in euro conformi al regolamento MiCA, i cosiddetti token di moneta elettronica.

Per questa categoria resta valida la vecchia aliquota del 26%, più bassa rispetto al 33% applicato alle altre cripto-attività.

Quando scatta la tassazione

Non ogni movimento genera un obbligo fiscale. La tassazione si attiva tipicamente con una cessione a titolo oneroso, un rimborso o una permuta tra cripto-attività con caratteristiche diverse. Il semplice trasferimento tra propri wallet, senza vendita o scambio, generalmente non è imponibile, ma conviene sempre verificare il proprio caso con un professionista.

L'imposta sostitutiva alternativa

Esiste anche un'opzione diversa: è possibile scegliere un'imposta sostitutiva calcolata sul valore complessivo degli asset detenuti al 1° gennaio, invece che sulle plusvalenze realizzate.

Può convenire a chi ha un portafoglio consistente ma pochi guadagni nell'anno, anche se va valutata caso per caso.

Obblighi di monitoraggio

Resta fermo l'obbligo di dichiarare il possesso di cripto-attività su exchange esteri o wallet personali, indipendentemente dall'importo, attraverso l'apposito quadro della dichiarazione dedicato agli investimenti esteri. È un adempimento distinto dalla tassazione delle plusvalenze, da rispettare anche senza guadagni nell'anno.

Cosa conviene fare

Con l'aliquota più alta e senza più soglia di esenzione, tenere traccia di ogni operazione diventa essenziale. Per chi usa più exchange o wallet, ricostruire manualmente plusvalenze e minusvalenze può essere complicato: meglio affidarsi a un commercialista esperto o a strumenti digitali dedicati, per arrivare alla dichiarazione con dati corretti ed evitare sorprese in caso di controlli.