Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha annunciato l'ingresso di una cordata italiana significativa nella gara internazionale per l’affidamento dell’ex Ilva. L’informazione è stata diffusa durante il Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini, in un panel dedicato all’industria italiana e alla sua proiezione globale. La cordata italiana si affianca ai gruppi già noti Jindal e Flacks, e si registra anche la partecipazione di un quarto grande operatore europeo.
Urso ha ribadito la centralità dell’industria primaria per il continente, dichiarando: "Noi crediamo all’industria primaria.
Senza l’industria primaria, non solo non c’è l’industria europea, non c’è la libertà e l’indipendenza dell’Europa". Questa nuova adesione italiana rappresenta un elemento chiave nel processo di riassegnazione dell'ex Ilva, che coinvolge diversi attori a livello internazionale.
La cordata italiana e i suoi obiettivi
La cordata italiana è composta da quattordici aziende di spicco del settore siderurgico, un gruppo coordinato dal presidente di Federacciai, Antonio Gozzi. Tra le imprese figurano nomi come Arvedi, Marcegaglia, Feralpi, Acciaierie Venete, Beltrame, Alfa Acciai, Duferco, O.R.I. Martin, ABS Acciaierie Bertoli Safau, Advanced Steel Solutions (Gruppo Asonext), AFV Acciaierie Beltrame, Compagnia Siderurgica Italiana, Duferco Travi e Profilati, Ferriera Valsabbia, Lucchini RS Holding, Marcegaglia Carbon Steel e Rubiera Special Steel.
L'interesse di queste aziende si concentra sui laminatoi e sull'intero complesso a freddo dell'impianto di Taranto, escludendo l'area a caldo, che è stata oggetto di provvedimenti giudiziari e non rientra nei loro obiettivi strategici.
Questa manifestazione di interesse si aggiunge alle offerte già presentate, tra cui quella del gruppo indiano Jindal, che intende rilevare l'intero complesso, inclusi gli altoforni, e quella del fondo americano Flacks.
Il contesto della gara internazionale
La gara per l'affidamento dell'ex Ilva vede la partecipazione di molteplici operatori internazionali. Oltre alla cordata italiana e ai gruppi Jindal e Flacks, la presenza di un quarto grande operatore europeo amplia ulteriormente il quadro competitivo.
L'ampio interesse manifestato sottolinea la strategicità del sito di Taranto e degli altri impianti del gruppo in Italia.
La situazione è stata influenzata da recenti decisioni giudiziarie, in particolare la chiusura degli altoforni disposta dal Tribunale di Milano per motivi ambientali, con scadenza fissata al 26 ottobre. I commissari hanno presentato ricorso in Cassazione il 14 agosto. Questa circostanza rende più agevole l'ingresso della cordata nazionale, da sempre focalizzata sulle aree a freddo dell'impianto.
I prossimi passi prevedono che l'iter possa ripartire da zero, consentendo agli operatori italiani di accedere alla due diligence e presentare un'offerta vincolante già a settembre.
Le offerte saranno poi confrontate in una prossima riunione presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, ha precisato che l'interesse è rivolto "a tutto quello che viene a valle delle bramme, compresi i laminatoi a caldo, non agli altiforni e alle acciaierie a colata continua". Gozzi ha inoltre menzionato la disponibilità di Marcegaglia a inviare 200 mila tonnellate di bramme a Taranto ai primi di ottobre per sostenere l'attività, con l'obiettivo di concludere l'operazione entro l'anno e rendere gli impianti operativi nel 2027.