L'estate 2026 ha visto un notevole incremento nella domanda di frutta e verdura, con pesche e nettarine che si sono imposte come le vere regine del mercato. Le vendite di questi frutti, nei punti vendita di Coop Alleanza 3.0, hanno registrato un aumento del 20% a volume rispetto all'anno precedente. Questo significativo incremento è stato favorito da una produzione particolarmente abbondante, che ha permesso una conseguente diminuzione dei prezzi al dettaglio, rendendoli più accessibili ai consumatori.

Il trend positivo ha coinvolto anche altri prodotti ortofrutticoli.

Le vendite di albicocche e cocomeri sono cresciute del 10%, sebbene i cocomeri abbiano visto un leggero aumento di prezzo, circa il 10%. Anche le insalate, i pomodori e la verdura in generale hanno mostrato un incremento dell'8% nelle vendite. Il mercato ha inoltre evidenziato un dinamismo negli scambi tra le diverse regioni italiane: in Puglia, le vendite del melone liscio mantovano Igp Fior Fiore Coop sono aumentate del 15%, mentre in Friuli-Venezia Giulia e Veneto si è registrata una crescita a doppia cifra per coltivazioni tipiche del Sud, come i Barattieri e i Caroselli.

La crisi dei produttori e il paradosso dei prezzi

Nonostante l'aumento delle vendite al dettaglio e la disponibilità di prodotti a prezzi più bassi per i consumatori, il settore agricolo affronta una profonda crisi.

La riduzione dei prezzi delle pesche e delle nettarine al consumo si inserisce in un contesto più ampio di calo dei prezzi pagati direttamente ai produttori. Questo fenomeno si verifica nonostante il caldo record abbia gravemente compromesso i raccolti di frutta e verdura, riducendone la disponibilità.

Nella quarta settimana di luglio 2026, i prezzi corrisposti ai produttori hanno mostrato cali significativi: le pesche e le nettarine hanno subito una diminuzione del 18%, le pere del 17%, le susine del 20% e le albicocche addirittura del 34% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Questa situazione ha generato una grave crisi di marginalità per le imprese agricole, ulteriormente aggravata dall'aumento dei costi di produzione e delle materie prime.

Il prezzo del gasolio agricolo, ad esempio, è salito a 1,44 euro al litro, rendendo insostenibile anche l'azionamento degli impianti di irrigazione, essenziali per contrastare la siccità.

Le richieste del settore e le importazioni

Di fronte a questa difficile congiuntura, il settore agricolo ha richiesto interventi urgenti. È stata sollecitata l'applicazione della legge sulle pratiche sleali e l'adozione di un piano strategico nazionale per l'ortofrutta. Tra le priorità indicate figurano l'accelerazione dell'innovazione tecnologica, con un focus sulle Tecniche di evoluzione assistita e l'agricoltura di precisione. Si sottolinea inoltre l'importanza di rispettare la reciprocità negli standard sanitari ed etici per le importazioni, la costruzione di moderne infrastrutture irrigue, il potenziamento delle difese attive come le coperture antigrandine e antibrina, e la necessità di rendere le polizze assicurative più accessibili e convenienti.

Parallelamente, si evidenzia l'esigenza di accordi di filiera più equi con la grande distribuzione e misure strutturali per abbattere i costi delle bollette e dei fertilizzanti, promuovendo l'autoproduzione da fonti rinnovabili. Nel frattempo, il mercato ortofrutticolo italiano ha registrato anche una crescita degli scambi tra regioni, con prodotti tipici che trovano nuovi sbocchi. Tuttavia, nei primi quattro mesi del 2026, le importazioni di frutta fresca sono aumentate del 9% in quantità, con un picco del 44% per quella proveniente dall'Africa, un dato che aggiunge complessità al quadro generale del settore.