In Italia, soltanto il 35% dei bambini al di sotto dei tre anni frequenta un servizio educativo per l'infanzia, una percentuale che evidenzia un marcato divario rispetto a Paesi come Francia e Spagna, dove la quota si attesta tra il 50% e il 60%. Questo dato allarmante è stato il fulcro dell'incontro intitolato “Partire bene. I servizi educativi per l’infanzia in Italia e in Europa”, promosso dalla Fondazione Agnelli in collaborazione con l’Università di Milano e presentato il 29 settembre 2026. Dal dibattito è emerso chiaramente che per colmare gli attuali divari di accesso ai nidi sarebbero necessari investimenti aggiuntivi per quasi 3 miliardi di euro, una somma che si andrebbe ad aggiungere ai posti già esistenti e a quelli previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Il quadro complessivo non riguarda unicamente la carenza di posti disponibili, ma include anche le condizioni economiche e amministrative che influenzano pesantemente la capacità delle famiglie di accedere a tali servizi. La Fondazione Agnelli ha stimato la necessità di creare circa 120mila posti aggiuntivi, oltre ai 150mila già programmati attraverso il PNRR. Nel 2024, l'offerta nazionale si attestava a circa 32 posti ogni 100 bambini. Con l'implementazione del PNRR, si prevede che questa percentuale possa superare il 38% entro il 2027, rimanendo tuttavia al di sotto dell'obiettivo del 45% fissato dall'Unione Europea per il 2030.

Le disuguaglianze nell'accesso ai servizi per l'infanzia

La distanza dagli obiettivi europei si accompagna a profonde disuguaglianze sociali nella fruizione dei servizi educativi.

Negli ultimi vent’anni, il divario tra i bambini appartenenti alle famiglie più abbienti e quelli provenienti da nuclei a reddito più basso è aumentato in modo significativo. Se nel periodo 2005-2006 questa differenza era inferiore a 8 punti percentuali, è salita a ben 19 punti nel biennio 2023-2024. Un dato particolarmente eloquente è quello del 2025, quando soltanto il 19,3% dei bambini in condizioni di povertà frequentava un nido, contro il 43,5% degli altri bambini, sottolineando una disparità che incide profondamente sulle opportunità future.

Il dibattito ha evidenziato che la semplice disponibilità di posti non esaurisce la complessità del problema. Le rette, in particolare quelle applicate dai servizi privati, rappresentano un ostacolo insormontabile per molte famiglie con minori disponibilità economiche.

Anche il meccanismo del Bonus asilo nido, che prevede l'anticipo della spesa da parte delle famiglie e un successivo rimborso, può creare difficoltà significative per i nuclei più fragili. Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli, ha sottolineato l'importanza di “Aumentare l'offerta e ridurre le rette”, ma ha anche evidenziato la necessità di intervenire su una pluralità di altri fattori per garantire un accesso equo e universale.

Revisione dei criteri di accesso e del Bonus nido

Tra gli interventi cruciali indicati per affrontare queste criticità, spicca la revisione dei criteri di accesso ai servizi educativi, che attualmente tendono a favorire in modo preponderante le famiglie in cui entrambi i genitori sono occupati.

È stata inoltre evidenziata l'esigenza di una maggiore utilizzabilità del Bonus asilo nido da parte delle famiglie, rendendolo uno strumento più efficace e meno oneroso dal punto di vista burocratico e finanziario per chi ne ha più bisogno. Questi aspetti, insieme alla qualità complessiva dei servizi offerti, sono considerati fondamentali per superare le barriere esistenti e assicurare a tutti i bambini pari opportunità di crescita e sviluppo fin dai primi anni di vita.