La Regione Lazio ha compiuto un passo significativo nella salvaguardia del proprio patrimonio viticolo, iscrivendo cinque nuove varietà locali di vite nel Registro Volontario Regionale. Si tratta di Roncetto, Veciò, Frabotta, Tagliaferro e Mostaccina, che entrano a far parte dello strumento normativo regionale specificamente istituito per la tutela delle risorse genetiche autoctone di interesse agrario, particolarmente quelle a rischio di erosione. La notizia di questa importante approvazione, avvenuta per mano della Commissione tecnico-scientifica per la sezione Vegetale, è stata diffusa a Roma il 22 settembre 2026, sottolineando l'impegno costante dell'amministrazione regionale in questo ambito.

Grazie a queste recenti iscrizioni, il numero complessivo delle varietà locali di vite protette e tutelate nel territorio del Lazio raggiunge quota 52. Di queste, ben 49 sono varietà destinate alla produzione di uva da vino, mentre le restanti tre sono impiegate per la produzione di uva da tavola. L'inserimento di questi vitigni nel Registro evidenzia unaricchezza e una diversità distribuita su un ampio spettro geografico della regione, includendo aree di grande valore naturalistico e agricolo come i Monti Lucretili, la Valle di Comino, il Cassinate, la Sabina Romana, la media valle dell’Aniene, i Monti Ruffi, i Monti Affilani e la zona di Olevano Romano.

Le nuove varietà di vitigni autoctoni e la loro origine

Tra le varietà appena iscritte, Roncetto e Veciò si distinguono come vitigni a bacca rossa. Sono stati individuati e censiti con precisione nel suggestivo territorio del Parco regionale naturale dei Monti Lucretili, un'area che abbraccia i comuni di Roccagiovine, San Polo dei Cavalieri e Marcellina, testimoniando la profonda connessione tra la biodiversità viticola e gli ecosistemi locali. La Frabotta, invece, è una varietà a bacca bianca, la cui presenza è stata accertata a Sant’Elia Fiumerapido. Questo vitigno è storicamente legato a un areale di grande tradizione agricola, compreso tra la Valle di Comino e il Cassinate, dove in passato era coltivato insieme ad altri vitigni autoctoni di rilievo, tra cui il Maturano.

Il vitigno Tagliaferro è riconosciuto come una varietà storicamente diffusa e presente in diverse zone del Lazio, tra cui la Sabina Romana, la media valle dell’Aniene, i Monti Ruffi e i Monti Affilani. La Mostaccina, un'altra delle nuove iscritte, è stata individuata specificamente nel territorio di Olevano Romano. È interessante notare che proprio a Olevano Romano sono stati rintracciati esemplari sia di Tagliaferro che di Mostaccina durante una serie di sopralluoghi condotti dal CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria) tra il 2020 e il 2022. Queste attività di ricerca rientravano nell'ambito del progetto “Biotices. Alle radici del Cesanese”, un'iniziativa finanziata dal GAL Terre di PRE.GIO.

e realizzata con il prezioso contributo del CREA Viticoltura ed Enologia e di ARSIAL (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l'Innovazione dell'Agricoltura del Lazio).

Il quadro normativo e l'impegno per la biodiversità regionale

La cornice legislativa che regola la tutela delle risorse genetiche autoctone di interesse agrario nel Lazio è definita dalla legge regionale 1° marzo 2000, n. 15. Questa normativa attribuisce un ruolo fondamentale ad ARSIAL, l'Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l'Innovazione dell'Agricoltura del Lazio, affidandole la gestione sia del Registro Volontario Regionale sia della Rete di Conservazione e Sicurezza. In virtù di tale mandato, l'Agenzia è incaricata di svolgere attività cruciali, tra cui il censimento delle risorse a rischio di erosione.

Inoltre, ARSIAL si occupa della raccolta delle segnalazioni relative a queste varietà, un'azione essenziale per la loro protezione e per garantire la salvaguardia della ricchezza genetica del territorio. Questo sistema integrato mira a preservare il patrimonio viticolo e agricolo del Lazio, assicurando un futuro sostenibile per la biodiversità regionale.