Nel 1987 i primi studenti che si avventurarono fuori dai confini nazionali furono appena 3.244. Ad oggi il numero di partecipazioni è in crescita esponenziale. In 30 anni di storia Erasmus 4 milioni di studenti hanno deciso di infilare la loro vita nella valigia, molto spesso cambiandola per sempre. Una leggenda racconta che in questi 30 anni siano nati circa un milione di bambini. Scherzi a parte, le testimonianze dei giovani viaggiatori riportano che l’aspetto generalmente più apprezzato è il percorso di crescita personale.

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Affrontare nuove sfide, conoscere parti di sè ignote, crescere, ampliare gli orizzonti. Disimparare per scoprire nuove lezioni, sentire nostalgia di casa ma nel frattempo creare memorie eterne.

L’equilibrio perfetto tra il legarsi, l’adattarsi e la consapevolezza che è tutto effimero, temporaneo. L'erasmus è ancora più di questo, è l'opportunità di mettere in campo le proprie competenze professionali in un contesto internazionale, per tornare a casa più preparati alle sfide vere della vita, nel mondo reale.

L’erasmus è imprenditorialità, occupazione e integrazione Europea

La generazione millennials, giovani nati tra gli anni '80 e i primi 2000, è spesso accusata di esser cresciuta in ambienti iper-protetti, di essere impaziente a causa delle troppe gratificazioni e iper-connessa, dipendente dai social. Tuttavia il fenomeno Erasmus da segnali ben diversi. Secondo una ricerca di Confindustria per il Capitale umano l’esperienza all’estero ha un effetto positivo sull’imprenditorialità dei giovani, il 9% degli italiani migrata ha avviato una startup, il 32% è intenzionata a farlo. Inoltre secondo un’altra recente analisi sempre di Confindustria le esperienze acquisite durante una mobilità internazionale sono strategiche e di grande valore per il 93% degli imprenditori europei.

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Insomma, è corretto considerare l'Erasmus come la strada giusta per smuovere i più giovani ed aiutarli ad orientarsi nella complessità della modernità, considerando il crescente numero di studenti che vuole intraprendere quest'avventura.

Secondo una ricerca della commissione Ue la mobilità non solo favorisce lo spirito d’iniziativa, ma riduce anche i tempi di disoccupazione. L’analisi ‘Eramus Impact Study Regional Analysis’ prende in esame l’impatto occupazionale, professionale e sociale del programma europeo. Il tasso di disoccupazione degli ex studenti erasmus è dimezzato (7%) rispetto a chi non ha preso parte al programma (16%). Inoltre i tirocini all’estero assicurano un’opportunità di carriera a un partecipante su due, il 51% dei giovani lavoratori è riuscito a ottenere un impego nell’azienda ospitante dopo il periodo di stage.

L’obiettivo principale del programma in Italia è rendere l’opportunità più accessibile, ampliare la platea degli studenti coinvolti. Ad oggi solo l’1,2% della popolazione giovanile interessata può permettersi l’esperienza, le borse di studio sono ancora molto basse sopratutto per i paesi del Nord europa in cui i costi della vita sono elevati.

In tutta Europa è sempre più importante la forte polarizzazione nella distribuzione dei redditi e il processo di ricostruzione può iniziare a partire dalle persone, grazie all'integrazione differenziata per la coesistenza di paesi con diversi welfare e modelli sociali.