L'Italia ha espresso una posizione di favore nei confronti della proposta spagnola per l'emissione di un debito comune aggiuntivo dell'Unione Europea. Questa iniziativa prevede un volume fino a 850 miliardi di euro l'anno, destinato a fornire prestiti ai Paesi membri. La notizia è stata diffusa da fonti del Ministero dell'Economia e delle Finanze (Mef) a margine della riunione dell'Eurogruppo tenutasi a Bruxelles il 9 luglio 2026.

Le fonti del Mef hanno evidenziato che l'Italia "vede con favore la proposta spagnola", pur riconoscendo le difficoltà intrinseche che iniziative di tale portata possono incontrare sia in sede Ecofin che a livello europeo.

È stato precisato che l'Italia non è contraria, ma anzi "cede positivamente" all'iniziativa di Madrid. Dettagli specifici sulla posizione italiana non sono stati forniti. Anche la Francia ha manifestato una certa apertura verso la proposta.

La proposta spagnola: obiettivi e meccanismi

La proposta, presentata dal ministro dell'Economia spagnolo Carlos Cuerpo Caballero durante la riunione dei ministri delle Finanze dell'Eurozona, mira a creare un asset comune sicuro. L'obiettivo è che questo serva da riferimento per le imprese europee, contribuendo a ridurre i costi di finanziamento e a promuovere la competitività dell'Unione. Tra gli scopi principali figurano anche l'integrazione dei mercati dei capitali e il rafforzamento del ruolo dell'euro come valuta internazionale.

Un documento ha rivelato che una minore frammentazione nelle emissioni di debito potrebbe generare risparmi significativi: fino a 5 miliardi di euro all'anno se l'UE potesse prendere in prestito alle stesse condizioni della Germania. Questi risparmi potrebbero superare i 25 miliardi di euro qualora il volume emesso raggiungesse i 5.000 miliardi. Per attuare questa visione, la Spagna propone un "Meccanismo Sovrano Europeo" basato sulla partecipazione volontaria degli Stati membri. La Commissione Europea centralizzerebbe una parte dei programmi di finanziamento nazionali, con l'obbligo per gli Stati partecipanti di rispettare le vigenti regole fiscali dell'UE.

Adesioni e divergenze nel dibattito europeo

L'emissione annuale di 850 miliardi di euro sarebbe realizzabile con l'adesione di tutti i 27 Stati membri, insieme al Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) e al Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria (FESF). Tale scenario permetterebbe all'UE di accumulare un saldo di 5.000 miliardi in un quinquennio. In caso di mancata partecipazione di tutti i Paesi, la Spagna ha previsto la formazione di una "coalizione di volontari". Tuttavia, per l'efficacia del meccanismo, il documento sottolinea la necessità che almeno i cinque maggiori emittenti di debito dell'Area euro vi prendano parte. Le garanzie del meccanismo includerebbero i prestiti agli Stati membri partecipanti e il bilancio dell'UE.

La discussione su questa proposta si inserisce nel più ampio contesto del dibattito tra i 27 membri dell'Unione sul quadro finanziario pluriennale 2028–2034, la cui definizione è attesa entro la fine del 2026. Sul fronte del debito comune, la Francia e la Grecia hanno espresso pubblicamente il loro sostegno all'iniziativa, mentre Paesi come la Germania e i Paesi Bassi si sono dichiarati chiaramente contrari.