Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha confermato che la sospensione dell’Accordo di Schengen con la Spagna non sarà revocata prima del 15 agosto 2026. La misura verrà meno solo quando i rischi per la sicurezza nazionale saranno esclusi. Durante un’audizione in Commissione Schengen, Piantedosi ha chiarito che la situazione di Ceuta non è una speculazione politica, ma risponde unicamente alla tutela della sicurezza del Paese.
Il governo italiano, ha aggiunto, monitora attentamente l’evolversi degli eventi, basando la decisione su solide basi oggettive.
Il ministro ha evidenziato come altri Stati europei abbiano adottato provvedimenti simili, anche verso l’Italia, senza suscitare obiezioni. La sospensione spagnola nei nostri confronti, per ammissione delle stesse autorità, 'corrisponde a una logica sostanzialmente ritorsiva'.
Le ragioni della misura e la reazione spagnola
La decisione italiana di mantenere i controlli alle frontiere con la Spagna è scaturita dalla crisi migratoria a Ceuta. Il governo spagnolo, il 7 agosto 2026, aveva chiesto all’Italia di cessare i controlli, definendoli 'ingiusti, contrari agli interessi dell’Unione Europea e discriminatori'. L’ultimatum spagnolo prevedeva una 'risposta proporzionale' se la revoca non fosse avvenuta entro il 9 agosto.
L’Italia ha respinto l’ultimatum, confermando i controlli almeno fino al 15 agosto, con possibile proroga se i rischi per la sicurezza nazionale dovessero persistere. Il governo italiano ha ribadito che l’azione è pienamente conforme al diritto europeo e che la salvaguardia della sicurezza interna è prioritaria.
Il quadro normativo di Schengen e le eccezioni
L’Accordo di Schengen consente agli Stati membri di sospendere temporaneamente la libera circolazione alle frontiere interne in caso di gravi minacce all’ordine pubblico o alla sicurezza interna. La misura, giustificata da motivi oggettivi, va notificata agli altri Stati e alla Commissione Europea. Diversi Paesi europei hanno già fatto ricorso a questa clausola in situazioni di emergenza.
Nel contesto attuale, il governo italiano ha motivato la sospensione con l’esigenza di tutelare la sicurezza nazionale a fronte degli sviluppi della crisi migratoria a Ceuta. La misura resterà in vigore fino al 15 agosto 2026 e la sua revoca sarà subordinata alla totale assenza di rischi accertata dalle autorità competenti.