Nonostante le buone prospettive dell'agenzia di rating "Fitch", le notizie per le imprese italiane continuano a non essere incoraggianti. È quanto emerge da uno studio di Unimpresa sui suoi 120 mila iscritti.


L'associazione denuncia infatti una situazione pesantissima, quasi drammatica. Parole che oramai sono entrate nel vocabolario quotidiano delle imprese italiane. Tre aziende su cinque chiedono prestiti in banca per pagare le tasse, questa la conclusione del sondaggio del Centro Studi Unimpresa sui suoi associati. Secondo i dati della ricerca, riportati dal "Fatto Quotidiano", il 68% delle micro, piccole e medie imprese è stato costretto a ricorrere a un finanziamento per potere rispettare tutte le innumerevoli scadenze fiscali. La tassa che più ha falcidiato gli imprenditori intervistati è stata senza dubbio l'Imu, seguita dalla nuova Tasi. Per quanto riguarda le categorie maggiormente esposte con le banche, in testa alla triste graduatoria ci sono gli operatori turistici (alberghi), le piccole industrie (capannoni) e, addirittura, la grande distribuzione.


Preoccupanti anche i dati sulla sopravvivenza delle imprese. Unioncamere rileva per il primo trimestre 2014 più di 3.600 fallimenti. Ovvero circa 40 al giorno, corrispondenti a quasi due fallimenti all'ora, il 22% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. L'aumento dei fallimenti riguarda un pò tutti, dalle società di capitali (+22,6%), alle società di persone (+23,5%), fino alle imprese individuali (+25%) e si riscontra sia nel commercio (+24%), nell'industria manifatturiera (+22,5%) e infine nell'edilizia (+20%).

Numeri insomma che dovrebbero preoccupare e non poco il governo in carica.

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