L'Italia rappresenta un gran paese in cui ancora non riesce a svegliarsi l'ecosistema startup a livello di #investimenti. Il nostro paese possiede menti molto brillanti che vogliono lanciare la propria idea innovativa, ma spesso questo sogno rimane tale o viene realizzato per poi concretizzarsi in un semplice fallimento. Sono tantissime le #Startup italiane che negli ultimi anni non sono riuscite a decollare non perché l'idea non fosse valida, ma per il semplice fatto che non ci sono in Italia dei fondi di Venture Capital disposti a rischiare il proprio capitale per scommettere su nuove idee. Il problema fondamentale è dato da mentalità e cultura, se teniamo in considerazione che ad esempio negli Stati Uniti c'è maggiore propensione a investire in nuove imprese.

L'ecosistema startup italiano: ancora distante da quelli internazionali

Proprio ieri l'Aifi, in collaborazione con la nota società di consulenza PricewaterhouseCoopers, ha distribuito i dati relativi agli investimenti dei venture capital relativi al primo semestre del 2017, informando che i seed sono cresciuti del 24%, passando da 35 a 43 milioni di euro. Sono cifre abbastanza irrisorie, se consideriamo i fondi investiti in altri paesi europei ed extra UE. Attualmente nel nostro paese si presenta un trend positivo, ma ancora non c'è minimamente la visione di una svolta effettiva.

L'ecosistema italiano ancora si presenta per quello che è. Negli anni ha avuto una buona crescita e si è internazionalizzato; sono venuti ad investire fondi stranieri; negli ultimi cinque anni ci sono stati exit consistenti e startupper che si sono fatti conoscere all'estero con le loro idee; nonostante questi passi avanti, il Ministero dello Sviluppo Economico rivela che sono meno di 300 le startup italiane che guadagnano più di 500.000 euro.

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Il ricavo netto per ogni startup si aggira attorno ai 30.000 euro netti annui, e a livello nazionale l'86% delle startup è ancora in fase di seed round, ossia in una fase che è poco superiore al Business Plan iniziale.

Qual è il problema Italiano?

Molti si chiedono per quale motivo l'italia si trova in una posizione svantaggiata rispetto ai competitors internazionali quanto ad investimenti. Si potrebbe pensare che il problema possa essere costituito dal nostro Governo, ma in realtà non è così, dato che è stato fatto tantissimo negli ultimi anni per dare una smossa all'ecosistema. Possiamo ad esempio pensare ai grandi incentivi erogati alle varie regioni per stimolare l'imprenditoria, in particolare quella giovanile. In realtà il problema è che mancano sicuramente i fondi di venture capital. Il nostro paese è ancora permeato da seed capital, ossia da investimenti di piccola consistenza (dai 25.000 ai 500mila euro), che chiaramente non possono essere considerati positivamente, se si vuole far prospettare un buon futuro alle startup.

Questi sono sicuramente buoni investimenti per partire e cominciare a fare impresa, ma purtroppo non sono sufficienti a garantire un futuro concreto alle neo imprese, salvo casi eccezionali.

Come descritto da Barbod Namini, componente del fondo di venture capital tedesco Holtzbrinck Ventures, "bisogna rendere il terreno italiano più fertile, e per questo servono startup nelle fasi iniziali. In questo paese servono investimenti a pioggia, proprio come è successo a Berlino, motivo per il quale oggi la città è fortemente competitiva nel panorama internazionale, figurando al 7° posto per investimenti in startup".

Andando avanti così si rischia di avere delle startup zombie che al massimo possono avere tre anni di vita, e che successivamente diventeranno piccole pmi, senza nessuna possibilità di sviluppo economico e strutturale. Bisogna cominciare a capire che il settore degli investimenti in imprese innovative è ancora vergine e bisogna puntare proprio a quello se si vuole creare una minima parte di sviluppo nel paese. #innovazione