Paesaggi da favola, spiagge incontaminate, acqua cristallina, estate tutto l'anno. Ok, nel classico luogo comune la Thailandia è questa. Ma com'è la Thailandia da vivere? Vi si può lavorare? La risposta a entrambe le domande è sì, ma con cautela, ovvero informandosi prima su tutto quello che è indispensabile. La verità che la Thailandia rappresenta attualmente una ghiotta occasione, soprattutto per i disoccupati italiani che di questo Paese non ne vogliono più sapere.
Vivere e lavorare in Thailandia: conviene?
Ci sono diversi motivi che fanno pensare come convenga trasferirsi e lavorare in Thailandia.
Innanzitutto, il tasso di disoccupazione è molto basso, il che non è poca cosa. Questo accade grazie a leggi piuttosto severe che sostanzialmente favoriscono le assunzioni dei cittadini thailandesi rispetto a quelli stranieri, ma anche diverse proibizioni legate proprio al mondo del lavoro, come alcuni mestieri che gli stranieri non possono fare.
A seguire il rapporto tra lavoro e performance ottenute, molto elevato se si compara a livello internazionale (fino a 1 anno fa si attestava al 75%), che si affianca al rapporto tra retribuzione e costo della vita.
Ciò ci permette di passare al terzo motivo fondamentale: il costo della vita, per l'appunto, che risulta essere molto basso. Giusto per fare un esempio, secondo una recente ricerca stilata da Opentravel, l'affitto di una casa nella zona di Chian Maii può costare 30 euro al mese, mentre per una casa più vicina alla costa si potrebbero pagare 60 euro mensili.
Vivere e lavorare in Thailandia: come e cosa fare
Il successo economico della Thailandia parte dalla fine degli anni Novanta, dopo un periodo buio che il Paese ha cercato di arginare investendo sulle proprie risorse, creando posti di lavoro e migliorando infrastrutture e settori professionali, tra cui spiccano quello energetico e quello delle telecomunicazioni.
La sua posizione strategica nel sud-est asiatico rende inoltre la Thailandia un porto di sicura attrazione per gli investitori stranieri oltre che un punto commercialmente florido.
Vivere e lavorare in Thailandia, dunque, è possibile, a patto di conoscere prima tutte le informazioni utili. Ad esempio, forse non tutti sanno che, per legge, gli stranieri non devono ricoprire certi mestieri, come ad esempio quelli artigianali e quelli manuali, pena sanzioni pecuniarie consistenti o addirittura l'inserimento nella black list e la qualifica di "persone non grate".
Discorso lingua: la soluzione ideale sarebbe quella di imparare il thailandese, ma anche un ottimo inglese è decisamente gradito, soprattutto in ambito professionale.
Vivere in un Paese straniero non è affatto facile: il periodo di adattamento necessario per abituarsi allo stile di vita e ai costumi thailandesi può anche essere molto lungo. Per questo motivo uno dei consigli che più si sentono proferire a chi afferma di voler andare a vivere in Thailandia, consiste nel passarci prima un breve periodo di tempo per capire se il Paese fa al caso proprio.
Ovviamente lavorare in Thailandia per un cittadino italiano non è una cosa burocraticamente semplice: bisognerà dunque premunirsi di un permesso di lavoro denominato Non Immigrant B, che ha una validità di 90 giorni ma che può essere esteso fino a 1 anno.
Naturalmente il permesso vale solo per quel lavoro che si è chiamati a fare e non per uno specifico settore o per lavori generici.
Per avere un quadro più chiaro della situazione, il consiglio è quello di recarsi all'Ambasciata Thailandese a Roma o al Consolato di Milano e richiedere tutte le informazioni burocratiche, legali e sociali legate all'esperienza che si vuole fare.
Se invece volete cercare lavoro direttamente alla base, il consiglio è quello di prepararsi un ottimo curriculum in inglese, migliorare il parlato e cercare lavoro direttamente in siti JobThai o sulle versioni thailandesi di CareerJet e Monster.