Oggi il segretario della Fiom Maurizio Landini, dalle colonne del quotidiano La Repubblica, chiarisce - semmai ce ne fosse bisogno - che il presunto "feeling" con Matteo Renzi non c'è. Si è detto nei mesi scorsi che il premier e il sindacalista avevano un possibile terreno di incontro nella comune volontà di "sparare sul quartier generale", invocando cambiamenti democratici nel sindacato e nei vertici delle organizzazioni politiche.

Il fatto che Matteo Renzi avesse espresso un parere favorevole alla necessità di regolare per legge la questione della rappresentaza e della democrazia sindacale sembrava confermare il feeling. Ma oggi, anche alla luce dell'accordo in Commissione al Senato, voluto dal ministro Poletti e dal governo, sui contratti a tempo determinato, le cose sembrano smentire le suggestioni giornalistiche.

Oggi Landini ribadisce che "Renzi farebbe bene a leggere" gli studi - italiani e internazionali - secondo i quali "più precarietà si trasforma in meno produttività, meno investimenti, meno lavoro", e che dunque il decreto che da domani sarà all'esame dell'Aula del Senato è un errore del governo.

Alla vigilia del congresso della Cgil - dove Renzi non andrà - Landini sembra andare nella stessa direzione del premier sul tema della "democrazia sindacale", quando dice - rispondendo a La Repubblica - di non escludere anche la richiesta di elezioni primarie "per rendere più democratico e trasparente il sindacato". La contestazione che Landini rivolge alla Cgil è che al congresso "ha partecipato solo il 20 per cento degli iscritti".

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Matteo Renzi

E in questo potrebbe trovare un terreno comune con il premier.

Ma anche in questo caso è un terreno comune solo all'apparenza: l'accordo sulla rappresentanza siglato da Cgil-Cisl e Uil con gli imprenditori, fortemente contrastato dalla Fiom di Landini, è basato su un modello che prevede il via libera agli accordi se si esprimono gli iscritti ai sindacati e i lavoratori interessati. E proprio su questo la questione tra la Camusso e Landini è aperta: i dati degli ultimi dieci anni parlano di una costante diminuzione degli iscritti alla Fiom.

E all'ultimo congresso del sindacato dei metalmeccanici Cgil, celebratosi meno di un mese fa, la segretaria Cgil Camusso ha chiesto a Landini di conoscere quanti sono gli iscritti alla Fiom che hanno votato contro l'accordo sulla rappresentanza. La Fiom ha infatti indetto un referendum, che ha coinvolto "oltre 335 mila metalmeccanici", di cui il 70,5 per cento si è espresso. E l'86,6 per cento di questi hanno votato contro l'accordo.

Quanti di quell'86,6 per cento fossero iscritti alla Fiom-Cgil, però non è ancora noto.

E' probabile che la domanda tornerà ad essere posta al congresso di Rimini.

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