La sesta salvaguardia per gli esodati è sicuramente una buona notizia, la più importante di quella che possiamo chiamare riforma delle pensioni Renzi. Restano però in sospeso le vertenze dei macchinisti e soprattutto quella dei Quota 96 della scuola. In un'intervista, pubblicata sul quotidiano Europa, Cesare Damiano insiste sulla necessità di una maggiore strutturalità negli interventi sulla materia previdenziale. Risolvere una questione specifica come quella degli esodati non significa mettere in piedi una proposta di riforma delle pensioni complessiva e che ponga fine ad una serie di irrazionalità della legge Monti-Fornero.

Riforma pensioni Renzi: Damiano, gli esodati e i Quota 96, quando interventi strutturali?

Nell'intervista Cesare Damiano si mostra contento e soddisfatto per la risoluzione sulla sesta salvaguardia per gli esodati, eppure la considera ancora una volta una soluzione di ripiego, importante ma non strutturale. Certo, più di 170mila lavoratori esodati verranno tutelati e l'impegno economico è notevole, circa 11 miliardi di euro. Ma, secondo Damiano, al di là di queste piccole vittorie, bisognerebbe pensare ad una più strutturale riforma delle pensioni; Renzi dal canto suo sembra essere invece preoccupato soprattutto per la copertura economica del bonus Irpef di 80 euro in busta paga.

Le parole di Damiano, infatti, sono piuttosto decise e sembrano intravedere la possibilità dell'apertura di un tavolo di confronto intorno a una serie di questioni che potrebbero confluire in una riforma delle pensioni complessiva e articolata: "Tra i numerosi problemi non ancora risolti vogliamo segnalare alcuni errori veri e propri: le ricongiunzioni per coloro che hanno versato i contributi all'Inpdap e all'Inps e che, per avere un'unica pensione, debbono versare due volte i contributi (una "svista" del governo Berlusconi); i macchinisti delle ferrovie che non sono stati inseriti nelle armonizzazioni pensionistiche (immaginiamoci un conduttore di Frecciarossa con 67 anni di età); gli insegnanti di "Quota 96" che non vanno in pensione perché il governo Monti non si è accorto che il calendario scolastico non inizia dal primo gennaio.

A questi errori bisogna porre rimedio, accanto al fatto che nella legge di stabilità andrà individuata una soluzione strutturale per correggere l'attuale situazione".

Al di là delle dichiarazioni di principio, è chiaro che per il momento sulle vertenze Quota 96 e macchinisti bisognerà attendere ancora e, con ogni probabilità, bisognerà attendere ancora molto prima di una strutturale riforma delle pensioni Renzi. La legge Monti-Fornero è assolutamente e ancora intoccabile.