Resta ancora in alto mare il capitolo della Riforma previdenziale 2014, perlomeno a giudicare dalle ultime uscite del Governo. Basti pensare che a fine agosto si è tenuto il primo Consiglio dei Ministri del dopo-ferie e che ieri è stato annunciato il piano millegiorni, senza che il capitolo pensioni sia stato toccato direttamente. Il piccolo riferimento che è stato fatto in relazione ai pensionamenti nella PA non risulta certo sufficiente a soddisfare le migliaia di persone rimaste bloccate all'interno della Riforma Fornero da ormai tre anni. Parliamo di esodati, lavoratori precoci, ma anche di chi ha svolto attività usuranti o di chi è rimasto disoccupato in età avanzata.
Tutte classi di lavoratori rimasti senza stipendio e senza pensione, a cui (se è andata bene) viene garantito un provvedimento di salvaguardia a tempo come per gli esodati o per chi usufruisce della Cig in deroga.
La pensione anticipata come soluzione condivisa per risolvere il problema previdenziale
La soluzione ormai condivisa da più parti resta quella della pensione anticipata, ovvero di permettere una maggiore flessibilità in uscita dal lavoro, così come esiste già per chi desidera proseguire per alcuni anni nonostante abbia già maturato i requisiti di legge. Una flessibilità che però non è stata garantita a chi si trova nella situazione contraria, avendo già maturato la possibilità di accesso all'inps, ma vedendosela al contempo negare a causa di alcune sviste nella Riforma Fornero.
È il caso emblematico, ad esempio, degli esodati della scuola; lavoratori ATA e Quota 96 rimasti bloccati sul lavoro nel 2011, che si sono visti allungare la data di pensionamento con un aggravio che arriva fino a 7 anni supplementari.
Perché la pensione anticipata resta bloccata?
Ma se la soluzione esiste, per quale motivo si continua a tergiversare, bloccando di fatto non solo le persone fuori dal welfare dell'Inps, ma anche il turn over delle nuove leve (che restano precarie per mancanza di spazi). Il problema resta quello del vil denaro. Mancano le coperture, oppure quando si trovano diventano difficili da utilizzare, perché è estremamente complicato anche solo ipotizzare di aumentare ancora il prelievo a carico della fiscalità generale, mentre nessuno vuole restare penalizzato dalla spending review.
Un concetto che nella pratica sta bloccando migliaia di persone all'interno di un circolo vizioso e che costringe il Paese a discriminare tra lavoratori e pensionati di serie A e di serie B. Il dibattito è ora rimandato alla prossima legge di stabilità 2015, che sarà approvata nell'autunno. La speranza per molti è che il silenzio del Governo sottintenda una operosa attività di analisi del problema, in modo da poter presentare in breve tempo una soluzione definitiva.