La spending review comincia a far sentire il proprio peso anche sulla Scuola: sono in arrivo le 'sforbiciate' che, in fondo erano state già annunciate ad inizio settembre con il dossier 'La Buona Scuola'. I tagli ammonteranno a circa 900 milioni ed interesseranno Istruzione, Università e Ricerca, nessuna esclusa.

Attraverso il già preannunciato piano di immissione in ruolo per circa 150 mila docenti inseriti nelle graduatorie ad esaurimento si arriverà ad una disponibilità di personale in eccesso: nei piani del Miur, quindi, si potrà quindi finalmente realizzare il progetto di organico funzionale di rete che verrà impiegato anche per le supplenze.

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Ecco perchè la spending review ha in previsione l'eliminazione delle supplenze brevi di un giorno per gli insegnanti e fino a sette giorni per quanto riguarda il personale Ata. 

Si partirà il prossimo settembre 2015, anche se il Ministero delle Finanze avrebbe già voluto iniziare già dal prossimo mese di gennaio: si calcola che i risparmi saranno di 30 milioni nel 2015, destinati poi a lievitare nel 2016 a 77 milioni. In realtà, il Miur ha calcolato un risparmio di 600 milioni per l'eliminazione delle supplenze brevi ma prima di arrivare a queste cifre, bisognerà attendere la piena funzionalità del nuovo organico funzionale di rete.

Scuola, supplenze brevi cancellate
Scuola, supplenze brevi cancellate



Miur, scuola, supplenze brevi cancellate e spending review: la reazione dei sindacati

La notizia non è piaciuta per nulla ai sindacati. Massimo Di Menna, segretario della Uil Scuola, afferma che sarebbe meglio togliere risorse dagli sprechi e dai privilegi, visto che la scuola italiana si trova al penultimo posto per livello di spesa che viene destinata all'Istruzione.

Francesco Scrima, segretario Cisl Scuola, parla di misure che vanno in senso diametralmente opposto a quelli che sono i bisogni sempre più impellenti delle nostre scuole, mentre Mimmo Pantaleo di Flc-Cgil parla di 'cambio inaccettabile' quello di prelevare le risorse degli enti di ricerca e dei fondi universitari per finanziare le assunzioni della scuola. 

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