Sul fronte della riforma delle pensioni 2014, i temi caldi di discussione nel paese sono molteplici. Negli ultimi giorni il dibattito si concentra in particolare sulla pensione anticipata con Opzione Donna. Analizziamo le ultime notizie sulla questione, specificando i termini per il ritiro anticipato per le donne. L'Opzione Donna, ricordiamo brevemente, consiste in una possibilità sperimentale offerta dalla legge Maroni del 2004: essa permette alle donne con almeno 57 anni di età (58 per le lavoratrici autonome) e 35 anni di contributi di scegliere di ritirarsi dall'attività lavorativa.

accettando però che la pensione sia calcolata con il sistema di calcolo contributivo, invece che con il retributivo. Questo comporta una perdita di circa il 25-30% sull'assegno pensionistico finale: un compromesso che, comunque, moltissime italiane hanno già scelto, a maggior ragione dopo l'introduzione di criteri più rigidi e penalizzanti per il ritiro da parte della riforma Fornero. Un report della Giornata nazionale della previdenza evidenzia come l'Opzione Donna sia stata scelta da oltre 17mila lavoratrici dal 2009 al 2014. Formalmente questa opzione può essere esercitata sino al 31 dicembre 2015, ma l'Inps successivamente ha, con due circolari, modificato l'applicazione della legge, restringendo i termini per la fruizione della stessa (considerando anche la finestra prima del pensionamento e l'allungamento delle aspettative di vita).

Risultato: circa 6 mila lavoratrici che matureranno i requisiti nel 2015 si vedono tolta la possibilità di utilizzare l'Opzione.

Per questo, negli scorsi giorni il Comitato Opzione Donna ha deciso di mettere in piedi una class action contro l'Inps. L'azione è stata presentata alla Camera dalla presidente del Comitato Opzione Donna, Dianella Maroni, dagli avvocati Andrea Maestri e Giorgio Sacco e dalla parlamentare del Partito Democratico Marialuisa Gnecchi.

Proprio la Gnecchi, in particolare, ha evidenziato come in questi anni, dall'emanazione delle due circolari nel 2012, siano già state approvate in Parlamento ben due risoluzioni, a fronte delle quali però l'Inps non ha fatto marcia indietro, nel silenzio da parte del governo.

Il Comitato ha quindi deciso di promuovere un'azione collettiva che si muove su due piani: la prima, in base all'autotutela amministrativa, sollecita l'Inps (o il ministro del lavoro Giuliano Poletti) ad annullare direttamente le circolari in questione, mentre la seconda consiste in una class action pubblica che diffida l'Inps a riformare le due circolari entro 90 giorni.

Come reagirà il governo Renzi? Asseconderà le richieste delle lavoratrici interessate? Finora, l'esecutivo si è trincerato dietro la mancanza di risorse. La presidente del Comitato Dianella Maroni ha però evidenziato come l'Opzione Donna costerà sì 554 milioni fino al 2019, ma che ne farà poi risparmiare 1.729 fino al 2041, fermo restando che le coperture erano già state assicurate dalla Legge Maroni nel 2004. E senza contare il valore aggiunto in termini di welfare fornito dalle donne in ambito familiare, specialmente in un paese come l'Italia. Come finirà la vicenda? Se volete rimanere aggiornati sulla questione Opzione Donna e, più in generale, sui temi attinenti la riforma delle pensioni, vi invitiamo a cliccare sul tasto "Segui" sotto il titolo dell'articolo. 

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