Si trascina ormai da mesi la questione delle assunzioni di 100 mila precari e quella della riforma della Scuola entro settembre 2015; un lungo periodo durante il quale il Premier Renzi ha sostenuto, senza ripensamenti di sorta, il DDL la Buona Scuola, malgrado le contestazioni sempre piu' incalzanti di insegnanti, dirigenti scolastici, e finite in proteste, scioperi, manifestazioni e flash mob. L'approccio economicistico, come delineato nella previsione legislativa del DDL, è molto lontano dall'essere risolutivo degli annosi problemi che rendono difficoltoso lo sviluppo del settore scolastico, in quanto in contrasto con gli stessi principi costituzionali del diritto all'istruzione, negando e rendendo gravosa la continuità didattica, l'indipendenza degli insegnanti, l'imparzialità dei dirigenti scolastici e, non da ultimo, la garanzia del lavoro.

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Una riforma della scuola come voluta dal Governo Renzi porterà gli istituti scolastici a trasformarsi in centri burocratici assoggettabili a sistemi di selezione del corpo docente scevri da ogni controllo e basati su parametri del tutto discrezionali che mettono fortemente in dubbio criteri meritocratici fondamentali.

Ddl scuola slittano le assunzioni? Il tempo ad ogni modo stringe ed entro settembre 2015 bisognerà attuare una riforma della scuola senza scendere al ricatto del diniego delle assunzioni di 100 mila precari.

Intanto la Commissione Istruzione del Senato dà il primo "stop" e scioglie le riunioni fissate per discutere le modifiche al DDl "Buona Scuola". Il prossimo appuntamento è per martedì 23 giugno: l'obiettivo è quello di ridurre il numero degli emendamenti e convenire con la minoranza del pd. Tuttavia, proprio martedì 23 giugno, potrebbe essere presentato un maxiemendamento direttamente in Aula per il quale chiedere la fiducia. L'ipotesi non è così peregrina atteso soprattutto che il tempo stringe e che la minoranza del pd e l'opposizione potrebbero votare congiuntamente se non si ottengono le principali modifiche richieste.

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Sarebbe scongiurata, dunque, la possibilità di far saltare il piano assunzione dei 100 mila precari ipotizzata dal Premier Renzi, il quale si è pronunciato dopo due giorni dalla sua "minaccia" in modo apparentemente piu' riflessivo ed ha affermato di voler discutere, di voler fare modifiche e poi procedere al voto.

Sono sei i giorni disponibili per tagliare gli emendamenti: il problema, come evidenziato anche da Manuela Serra dei 5 stelle, è che non si può lavorare solo sulle assunzione, vista l'imposizione di dover intervenire in modo definitivo prima sulla riforma.

"È un ricatto vergognoso", afferma Sinistra Ecologia e Libertà. Ma Renzi non cede, non ritenendolo un ricatto: il Premier sostiene che si può assumere solo se si cambia il sistema organizzativo della scuola, che non è un surrogato degli ammortizzatori sociali. Intanto, gli insegnanti continuano a protestare in attesa della conferenza programmata agli inizi di luglio.