Proseguono senza sosta le discussioni intorno al tema flessibilità e pensione anticipata, gli ultimi rumors di rilievo per i lavoratori precoci, che confidano ancora nel ddl 857 e che la Quota 41 veda la luce, riguardano un possibile cambio della guardia ai vertici Inps. Infatti dopo gli ultimi incontri avvenuti tra Boeri e Renzi e a seguire tra Boeri e i ministri Poletti e Padoan, potrebbe essere venuta meno l'intesa tra il premier e il Presidente dell'Inps. Il titolo 'Commissario da Commissariare' apparso sul 'Il Giornale' sembra far presumere ad una rottura imminente, come se Renzi preoccupato dal calo di consensi nell'elettorato e dai primi sondaggi negativi potesse decidere davvero per una nuova Governance Inps.

Pensione lavoratori precoci, ultime novità: Se Renzi 'rottamasse' Boeri, cosa accadrebbe?

Sebbene al momento non vi sia nessuna conferma ufficiale di questi ultimi rumors provenienti da Palazzo Chigi, vediamo cosa potrebbe accadere se Renzi decidesse davvero di 'rottamare' l'economista bocconiano Boeri.

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Certamente i lavoratori apprezzerebbero il gesto del premier, non vedendo per nulla di buon occhio il parere dell'economista attualmente ai vertici Inps che ha più volte ribadito la sua contrarietà alla flessibilità senza penalizzazioni. Secondo Boeri infatti la pensione anticipata sarebbe possibile solo a fronte di un assegno ricalcolato col metodo contributivo, ma ovviamente i lavoratori, specie i precoci, non digeriscono l'idea di doversi ritirare con un assegno più leggero di circa il 30%.

Come si legge da più parti i lavoratori precoci ritengono un buon compromesso la Quota 41, ossia continuano a sperare, sostenuti dalle ultime dichiarazioni di Cesare Damiano, nella concessione della pensione senza penalizzazione per quanti abbiano già versato 41 anni di contributi indipendentemente dall'età anagrafica del richiedente.

L'altra proposta al momento 'bocciata' dal Presidente Inps perché troppo onerosa, sempre contenuta nel ddl 857, sarebbe la pensione anticipata a 62 anni d'età più 35 di contributi a fronte di una penalizzazione al massimo dell'8%. Un cambio ai vertici Inps dunque potrebbe far riaccendere le speranze nei lavoratori, magari una nuova figura potrebbe essere meno 'ancorata' ai calcoli di bilancio e ai moniti dell'Ue e soddisfare maggiormente le richieste di flessibilità avanzate da Cesare Damiano e dai lavoratori.

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Saranno solo rumors le voci apparse su 'Il Giornale' o davvero il premier Renzi intimorito dall'esito dei sondaggi potrebbe optare per un cambio della guardia? Quale figura ai vertici Inps potrebbe, secondo voi, agevolare il percorso dei lavoratori verso una flessibilità meno penalizzante per tutti?