La titolarità di cattedra resta uno degli aspetti più oscuri della riforma Scuola 2015. Nonostante le spiegazioni date, restano molte domande a cui dar risposta e anche molte risposte poco chiare. Proviamo a riassumere gli elementi che abbiamo finora. Secondo il testo approvato il 25 giugno, si comprende che la titolarità di cattedra viene garantita a chi è già di ruolo (prima della riforma) e alla prima tranche di insegnanti assunti con il piano straordinario di assunzioni, ovvero i circa 50 mila docenti che entreranno a far parte dell'organico di diritto. Ma a quali condizioni? E tutti gli altri?

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Titolarità di cattedra nella riforma scuola

Gli ultimi 'fortunati' che godranno della titolarità di cattedra dopo la riforma scuola di Renzi, saranno dunque gli assunti di quest'anno. A questi verranno assegnate delle sedi provvisorie, che diventeranno effettive il prossimo anno. In seguito, anche per loro non sarà più possibile chiedere alcun spostamento di sede, pena la perdita della titolarità e l'inserimento negli elenchi territoriali.

E che dire di chi viene assunto nelle fasi successive? Resteranno in graduatoria in attesa dell'effettiva cattedra, o devono confidare nel concorso 2016? Quello che è chiaro è che ai precari è richiesta la massima flessibilità. In cambio del lavoro, dovranno accettare di spostarsi in una provincia diversa, se non addirittura in una regione diversa. E se rifiutano? A quanto pare, possono essere cancellati dagli elenchi.

'La procedura si presta ad aprire contenziosi'

Sono le parole del segretario della UIL, Massimo Di Menna, che a La Stampa, spiega come tutta la procedura contenuta nel testo del maxiemendamento potrà dar luogo a ricorsi su ricorsi.

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Questo perché per non perdere la nomina, i docenti dovrebbero presentar domanda in tutte le province italiane. Ma come si può pensare che chiunque, anche chi ha famiglia e una certa età, si sposti dalla propria zona e vada a vivere in un'altra zona d'Italia? Senza contare il paradosso che potrebbe venirsi a creare: i primi in graduatoria potrebbero essere costretti al trasferimento, mentre gli ultimi potrebbero restare nella propria provincia. Si prevede che circa 10mila insegnanti saranno costretti al trasferimento.

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