Il Governo Renzi dirà sì alla pensione anticipata con flessibilità in uscita purché i costi non intacchino il bilancio pubblico. Ciò equivale a dire che le penalizzazioni saranno a carico solo dei pensionati e saranno particolarmente salate. Il Messaggero ha quantificato le decurtazioni economiche a carico di chi sceglierà di andare in pensione anticipatamente nella misura del 30 per cento del trattamento pensionistico.

Pensioni anticipate, tra un mese la discussione nella Legge di stabilità: ma il dossier è già sul tavolo del Governo

A circa un mese dal momento in cui si inizierà a discutere in Governo della Legge di Stabilità 2016, il dossier sulle Pensioni è già sul tavolo dell’Esecutivo e del Ministero dell’Economia. L’approccio di fondo è quello della massima cautela per non far saltare il banco delle riforme: mantenere i conti in ordine anche con l'adozione della flessibilità delle pensioni è di fondamentale importanza per dare seguito alla via tracciata dalle riforme già approvate o in dirittura d’arrivo.

Quindi, ribaltare la rigidità della Riforma Fornero in nome della tanto richiesta flessibilità potrebbe produrre solo risultati boomerang.

Pertanto qualcosa sulle pensioni si farà nella prossima Legge di Stabilità, ma il Governo non si sbottonerà dalla linea rigida tenuta per le ultime misure di natura economica. Per rendere più allettante l’uscita anticipata dal lavoro si adotterà, probabilmente, l’idea del prestito pensionistico di Giovannini, ovvero di un sistema per il quale una parte delle mensilità che verranno percepite dal lavoratore che dovesse decidere di andare in pensione anticipatamente, verranno poi rimborsate con la pensione.

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Pensioni Matteo Renzi

Ciò equivale a dire che gli assegni pensionistici che si percepiranno prima dell’età prevista per la pensione di vecchiaia verranno rimborsati in seguito, quando gli anni di anticipo saranno terminati.

Pensione anticipata 2016, ecco quale sarà la penalizzazione per i pensionati

Ma vediamo nel dettaglio su cosa ragionerà tra un mese nel governo. Il punto di partenza sarà la flessibilità dell’andata in pensione: oggi, per la pensione di vecchiaia nel settore privato, bisogna attendere i 66 anni e 3 mesi per gli uomini e i 63 anni e 9 mesi per le donne.

Per il settore pubblico il limite è fissato a 66 anni e 3 mesi sia per gli uomini che per le donne. A fronte delle varie proposte presentate in passato (quella di Cesare Damiano di una decurtazione del 2% per ciascun anno di anticipo e quella del ricalcolo delle pensioni con il solo sistema contributivo), il Governo è orientato ad una soluzione molto più rigida: l’adozione di una decurtazione dell’importo delle pensione che si aggiri intorno al 15-20 per cento medio, ma per i casi più sfavorevoli il taglio sarebbe del 30 per cento. Insomma, flessibilità sì, ma a caro prezzo per i pensionati: l’assegno potrebbe ridursi di circa un terzo.

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