C’è una nuova ipotesi allo studio del Governo Renzi per la pensione anticipata: una combinazione tra l’assegno ridotto per via dell’uscita dal lavoro prima dell’età prevista e un prestito pensionistico. Il tutto per permettere ai lavoratori di smettere di lavorare a 62 o 63 anni, secondo l’ipotesi portata avanti dal presidente dell’Inps, Tito Boeri. Il mix, riporta Il Sole 24 ore, consente l’integrazione per la riduzione del 3 per cento dell’assegno pensionistico all’anno.

Pensioni anticipate, ipotesi mix riduzione-prestito pensionistico, in pensione a 62-63 anni?

La riforma delle Pensioni verrà affrontata ad ottobre, in sede di discussione della Legge di Stabilità 2016: sarà in quella occasione che si cercherà di correggere gli errori fatti con la Legge Fornero, introducendo una maggiore flessibilità in uscita dal mondo del lavoro.

Tuttavia, la riforma dovrà essere sostenibile, ovvero dovrà continuare ad assicurare quella stabilità dei conti, punto forte della Fornero: pertanto, è quanto mai indispensabile che si adotti un misto tra riduzione dell’importo dell’assegno della pensione e prestito pensionistico. In tal modo, il minor importo della pensione dovrà essere sempre più incisivo all’aumentare degli anni di anticipo. Si parte da un taglio del 3% all’anno, ma il contribuente avrebbe la possibilità di reintegrare la pensione con il “prestito previdenziale”.

Quest’ultimo sarebbe attuato mantenendo sempre in equilibrio i conti, con un intervento contenuto quantificabile in 800 milioni di euro ed un assegno momentaneo di circa 700 euro al mese.

Pensioni, ipotesi reddito minimo over 55 anni e contributo di solidarietà per le pensioni sopra i 3 mila?

L’ipotesi del misto riduzione-prestito pensionistico non taglia fuori l’altra idea di Tito Boeri, ovvero quella di assicurare il reddito minimo garantito a chi ha già compiuto i 55 anni di età. L’esito della discussione del Governo a partire da settembre dipenderà sostanzialmente dalle risorse disponibili.

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Pensioni Matteo Renzi

Di certo l’idea del presidente dell'Inps costituirà il punto di partenza, ma non è esclusa anche la possibilità di adottare un contributo di solidarietà per le pensioni superiori ai 3 mila – 3.500 euro.

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