La riforma delle Pensioni continua ininterrottamente a tenere banco, soprattutto per quanto concerne i due spinosi interventi di massima urgenza, l’opzione donna e la salvaguardia esodati. Il punto di maggiore difficoltà dell’intera manovra è sempre il costo per le casse statali. In pratica, si tenta sempre di fare una riforma previdenziale senza gravare sulle già esigue casse statali. Sul tema è intervenuto di nuovo il Ministero del Lavoro Poletti che ha sintetizzato gli interventi su cui si sta lavorando ora e su cui probabilmente giovedì 24, il Governo inizierà a dare risposte.

Di quali interventi si tratta?

Il primo punto in questione è la famosa opzione donna, l’uscita anticipata per le lavoratrici, un punto di cui si parla da sempre e che prima della pausa estiva sembrava in dirittura di arrivo. Abbiamo detto sembrava proprio perché, subito dopo le ferie, tutto si è arenato nonostante si pensasse ad un intervento ad hoc che non fosse strettamente collegato alla nuova Legge di Stabilità. L’Esecutivo sta valutando l’idea di concedere alla lavoratrici di anticipare l’uscita per la pensione anche a 62 anni ma con una decurtazione dell’assgno pari al 10% senza ricalcolo con il sistema contributivo.

Siamo di fronte quindi ad una nuova opzione donna, leggermente peggiorativa del disegno di Damiano che prevedeva la penalizzazione del 2% per ogni anno di anticipo. Il Ministro ha parlato anche di coloro che non hanno più un lavoro ma che sono a meno di tre anni dalla pensione. In questo caso il Governo è possibilista sul permettere a questi “esodati” di avere lo sconto di 3 anni sull’età di uscita, permettendogli di andare in pensione sempre con una penalità distinta dal sistema contributivo, ma legata esclusivamente al fatto che l’assegno, essendo erogato in anticipo, verrà percepito per più tempo.

Altro punto allo studio è il prestito pensionistico, cioè la possibilità per le situazioni di indigenza peggiori, di concedere l’anticipo della pensione che poi verrà restituita poco alla volta una volta che si raggiungerà l’età prestabilita in origine.

Scomparse tutte le altre proposte?

Le proposte di quota 100, di Damiano, dell’INPS di Boeri e così via sono state momentaneamente accantonate per via degli alti costi.

Infatti le correnti di pensiero diverse circa i costi nascondono la stessa verità, almeno valutandole attentamente. Permettere ai lavoratori l’anticipo di pensione con decurtazioni dell’assegno è vero che per qualcuno porterà risparmi alle casse dello Stato, ma solo nel lungo periodo. Nell’immediatezza le uscite aumenterebbero e di questo il Governo non può non tenere conto. Purtroppo, nonostante il Governo con il Jobs Act abbia messo in piedi azioni che potrebbero agevolare i giovani alla ricerca del lavoro, questo si scontra con l’innalzamento dell’età pensionabile che non permette il classico ricambio generazionale o turn over come si chiama adesso.

Su una cosa sembra che tutti siano d’accordo ed è la necessità di smantellare l’innalzamento dell’età pensionabile del Governo Monti che dal 1° gennaio 2016 porterà l’uscita dal lavoro a 66 anni e 7 mesi. Il lavoro è ancora lungo, ma come detto, forse da giovedì, con le prime risposte ufficiali del Governo ne dovremmo sapere di più.

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