Si susseguono le richieste dei lavoratori in vista della riapertura del cantiere previdenziale ed oltre ai precoci e agli esodati, hanno iniziato ‘ad alzare la voce’ anche le donne rimaste escluse dalla legge 243/2004 e gli uomini che, trovandosi in situazioni disagiate, chiedono al Governo l’estensione dell’Opzione Donna per tutti. Eccovi un breve identikit degli iscritti ai due gruppi e in cosa consiste la loro battaglia che si sta diffondendo sul web, portando ai primi risultati concreti.

Opzione Donna per tutti, donne vs uomini: tra motivazioni comuni e richieste personali

Il gruppo facebook ‘opzione donna proroga al 2018’ conta 2.000 iscritte e vede crescere il numero delle partecipanti alle iniziative di giorno in giorno.

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Chi sono queste donne che richiedono visibilità in vista della riapertura del cantiere previdenziale?

Si tratta delle ‘sorelle minori’ delle lavoratrici iscritte al ‘Comitato Opzione donna’ che, forti del percorso fatto dalle sorelle maggiori e dai risultati da loro raggiunti, si stanno mobilitando, con ogni mezzo (sarebbero disposte ad un flash mob, stanno scrivendo quotidianamente ai politici di spicco, hanno fatto richiesta di partecipare in diretta a Ballarò e ad altre trasmissioni, hanno invitato gli esponenti politici a iscriversi alla loro pagina Fb) pur di farsi ascoltare dal Governo Renzi.

Le lavoratrici sono, infatti, sicure che la loro richiesta potrebbe essere accolta dall’esecutivo se si optasse per una scelta lungimirante. In fin dei conti, le donne sarebbero disposte a perdere una parte consistente del loro assegno pur di poter liberamente scegliere di anticipare l’uscita dal mercato del lavoro. Le ragioni? Molte, in primis di poter aver del tempo da dedicare a nipoti, figli, parenti anziani senza ‘dover fare i salti mortali’ per poter conciliare lavoro e servizi di cura.

Il gruppo ‘opzione donna estesa agli uomini’ invece chiede parità di diritti.

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Il referente M.C ha già scritto al Ministro Poletti per chiedere venga concessa anche agli uomini la libertà di poter uscire prima dal mercato del lavoro, pur dovendo andare incontro all’assegno interamente contributivo. Le ragioni per cui il Governo dovrebbe dire sì sono analoghe a quelle delle donne, tra queste citiamo:

  1. Elevati risparmi a lungo termine dei quali lo Stato beneficerebbe
  2. Permetterebbe a chi a problemi seri di salute di poter lasciare il lavoro con la sicurezza di un reddito certo
  3. Consentirebbe il turnover generazionale: dentro giovani motivati, fuori persone mature senza più stimoli
  4. Ridarebbe dignità a quanti sono attualmente senza reddito, permettendo anche allo Stato di risparmiare su eventuali sussidi di disoccupazione o ammortizzatori sociali

Le donne, dal canto loro, sposando il pensiero del professor Bruni, senza voler fare nessuna questione di genere o una guerra tra i poveri, sostengono che attualmente, eccezioni a parte, siano le donne ad avere un peso maggiore nella cura della famiglia.

Questo dover fare costantemente i ‘salti mortali’ per conciliare lavoro e ruolo di caregiver dovrebbe far propendere il Governo a sposare la loro causa. Le lavoratrici confidano che vengano approvati i Ddl presentati (Ddl S. 1843 della Lega Nord, Ddl 3114 del M5S, Ddl2046 e Ddl 1808) da varie forze politiche che già vanno in questa direzione.

Non resta che attendere il 9 settembre prossimo per comprendere in che termini verrà trattata la questione proroga opzione donna e se la proposta di estenderla a tutti incontrerà più pareri favorevoli o contrari.

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