Prosegue il grande fermento intorno alla questione previdenziale, troppe le categorie di lavoratori che non vogliono credere nella chiusura annunciata dal premier Renzi sulla flessibilità. Tra questi rientrano indubbiamente le lavoratrici donne, i lavoratori precoci e gli esodati, che confidano ancora che il Presidente del Consiglio cambi idea e vi sia la volontà politica di porre rimedio in primis a questi nodi critici. Non si placa altresì il balletto di dichiarazioni, ogni giorno spunta qualche nota stampa o qualche affermazione di esponenti politici di spicco.

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Questo, anziché rassicurare, sta creando sgomento, rabbia e confusione tra i pensionandi, che pretendono chiarezza da parte dell'esecutivo. A tal proposito molto atteso dai lavoratori l'intervento di Damiano che ieri è stato ospite nella trasmissione di Floris su La 7. L'onorevole che, da tempo, continua a spronare l'esecutivo affinché si agisca in modo risolutivo su questione esodati e opzione donna, ha ribadito fermamente la necessità che ciò venga fatto già nella prossima Legge di Stabilità. Il Presidente della Commissione lavoro confida, inoltre, venga approvato interamente il suo DdL 857. Vediamo nel dettaglio quanto è emerso nel corso del suo ultimo intervento a Dì martedì su La 7.

Opzione donna Inps, esodati, flessibilità: argomenti che Renzi non può rimandare 

Cesare Damiano insiste sul fatto che nella Legge di Stabilità debbano essere presenti necessariamente tre provvedimenti : opzione donna estesa fino al 31/12/2015, la settima salvaguardia esodati e ovviamente la flessibilità in uscita. 

Per quanto concerne il prepensionamento, Damiano sottolinea il fatto che Renzi commetterebbe "un grave errore a rimandare la questione della flessibilità al 2016" in quanto, precisa, la sua proposta di flessibilità a partire da 62 anni d'età con 35 di contributi e l'8% di penalizzazioni peserebbe sui conti dello Stato solo per i primi 4 anni, per i restanti 19 (considerando aspettativa di vita a 85 anni) lo Stato andrebbe incontro a risparmi. 

Per esodati e opzione donna non si può parlare di costi aggiuntivi: i risparmi, precisa Damiano, già esistono e vanno solo "restituiti" al fine di poter dar vita alla settima salvaguardia per 26000 esodati e al ripristino dei termini di legge sanciti nella legge 243 / 2004.

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Per quanto concerne i precoci "razza in via di estinzione" sarebbe, invece, necessario concedere la quota 41, ossia l'uscita dal lavoro dopo 41 anni di contributi versati senza penalizzazioni e limiti d'età. L'aspettativa di vita, dice Damiano, non può essere calcolata uguale per tutti, va distinta necessariamente in base al lavoro svolto: "Chi svolge mestieri ben retribuiti e non usuranti ha mediamente un'aspettativa di vita maggiore rispetto a chi svolge professioni pesanti". Se non si considera questo aspetto fondamentale il sistema pensionistico, chiosa Damiano, sarà sempre iniquo. 

Il Presidente della Commissione Lavoro precisa, inoltre, di essere sempre in attesa di un confronto col premier Renzi sui 'costi reali' della sua proposta di flessibilità in uscita, costi che sottolinea sarebbero ben inferiori rispetto a quelli annunciati dall'INPS. 

L'intervento pro quota 41, pro opzione donna e a favore della settimana salvaguardia sarà sufficiente a far smuovere le coscienze dell'esecutivo o ormai il dado è tratto e se ne riparlerà solo nel 2016?