Il premier Matteo Renzi è intervenuto nella giornata di ieri ai microfoni di Radio Rtl 102.5 e, tra le altre cose, ha discusso del rinvio della riforma delle pensioni al 2016 e del problema irrisolto della flessibilità in uscita. Le parole sono state più o meno chiare e rappresentano pienamente la linea che il Governo Renzi ha impresso alla questione: la previdenza è un capitolo troppo importante per essere affrontato in maniera ‘raffazzonata’ ed è meglio attendere qualche mese in più per produrre una riforma delle Pensioni che non combini alcun disastro sulla tenuta dei conti pubblici.

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Le polemiche non potevano che sorgere nell’immediato: dal momento che si parla di riforma delle pensioni esattamente da quando è stata approvata la legge Fornero, perché sarebbe stato raffazzonato intervenire in questo momento? E soprattutto: perché il Parlamento di fatto non è stato coinvolto in questa materia? È chiaro come alle spalle vi sia una precisa linea politica, la quale è stata anche confermata dalla parte conclusiva dell’intervento in cui Renzi ha dichiarato di aver parlato con Boeri della necessità di fare un calcolo preciso di quante siano le persone in procinto di andare in pensione e di quale strategia mettere in campo.

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Nel frattempo, però, sembra essere scomparsa del tutto la vertenza degli esodati, i quali speravano nell’arrivo della settima salvaguardia: l’analisi del MEF sulla consistenza del Fondo non è ancora arrivata e il timore che si intenda ‘distrarre’ quanto avanzato dalle precedenti procedure per finanziare altri interventi (come l’abolizione della Tasi, ad esempio) diviene sempre più concreto.

L’asse Renzi-Boeri: le ultime news sulla riforma pensioni 2016 del governo      

Tra le affermazioni di Matteo Renzi quella più importante riguarda non tanto la questione della tenuta dei conti pubblici quanto il suo rapporto sempre più stretto con Tito Boeri: già in passato, infatti, il presidente dell’Inps era stato indicato come una sorta di ministro-ombra del governo Renzi, e ora sembra essere ritornato al centro delle discussioni sulla riforma delle pensioni da mettere sul tavolo per il 2016.

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Pensioni Matteo Renzi

Tito Boeri è un bocconiano di dichiarata fede neoliberista e le sue idee sul tema della riforma delle pensioni e in generale sulla questione del welfare state sono in linea con le tendenze più avanzate dell’Unione Europea: occorre tagliare la spesa sociale (non le spese inutili, ma le spese tout court) e privatizzare quanto possibile i settori dell’assistenza sociale. In parole povere, si tratta di smantellare il welfare state e il governo Renzi, in linea soprattutto con il governo Monti, ha optato per questa strada: rinviare una riforma delle pensioni perché deve essere a costo zero, oppure rendere più precario il lavoro attraverso il Jobs Act o, infine, tagliare le spese sulla salute e la sanità rientrano all’interno di questo progetto politico.

Il problema in Italia è probabilmente legato alla ‘debolezza’ strutturale dei sindacati confederali e alle difficoltà da parte della società civile di coagulare il dissenso non solo intorno a questioni specifiche ma come rinnovato progetto politico.

Insomma, la riforma delle pensioni semplicemente non si farà; ma se si dovesse portare a termine sarà sicuramente penalizzante, facendo di fatto pagare la flessibilità al lavoratore: del resto, si va verso un sistema in cui la sanità è sempre più a carico dell’utente e le scuole, per rinnovare e rinnovarsi, sono consegnate all’iniziativa privata in quanto lo Stato non ‘può’ spendere soldi in questa direzione.

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