Si è chiusa la prima parte della riforma della Buona Scuola. Tocca ora al sostegno, per cui il governo ha in mente una nuova riforma dedicata a parte. Riprendendo un testo presentato nel 2006 dalla Piddina Katia Zanotti, ci si appresta a rivoluzionare il mondo del sostegno: carriere diversificate, competenze diagnostiche, certificazioni, formazione degli insegnanti e continuità educativa per una riforma destinata a segnare per la vita il percorso di chi si appresta a diventare insegnante di sostegno.

Sostegno: il sistema non funziona, serve reale inclusione

Per diventare insegnante di sostegno in ruolo ci sarà un concorso ad hoc, forse già dal prossimo bando che aprirà le porte ad una carriera quasi interamente separata rispetto ai docenti comuni. Nei piani del Ministero il nuovo profilo professionale degli insegnanti di sostegno prevede competenze ad ampio raggio che travalicano la sfera della didattica. “Il sistema attuale non funziona” denuncia Vincenzo Falabella, presidente della Federazione Italiana per il superamento dell’handicap (Fish) che rimarca senza mezzi termini la mancanza di una reale inclusione.

Maggiore specializzazione e più competenze

Con la riforma del Sostegno si apre così un nuovo capitolo della Buona Scuola che riguarderà circa 110mila insegnanti e 210mila studenti con disabilità che necessitano di sostegno a scuola. Alla base ci sarà una maggiore specializzazione sulle disabilità e l’allargamento delle competenze dei nuovi docenti di sostegno che si dovranno caricare di alcuni compiti degli educatori, stilare piani di studi personalizzati e gestire questioni organizzative per favorire l’inclusione.

I nuovi docenti potranno somministrare farmaci durante l’orario scolastico e potrebbero avere addirittura competenze di diagnosi e certificazioni sul grado di disabilità. I sindacati parlando i di “compiti medicalizzanti”, il Miur di “maggiore specializzazione sulla patologia”, ma quello che viene fuori con maggiore certezza è che “fare l’insegnante di sostegno diventerà una scelta di vita”.

Carriere separate e concorso ad hoc

Il percorso di carriera verrà infatti quasi interamente separato, in applicazione della delega che parla esplicitamente di “scelta professionale univoca” cui associare un “inquadramento dei docenti in appositi ruoli”. Dopo la riforma non si potrà lasciare il sostegno con la “normale mobilità come avviene oggi” e la suddivisione in quattro classi di concorso ad hoc per ciascun ordine di scuola (anziché nelle rispettive materie). È prevista l’apertura di graduatorie ad hoc per il sostegno che prenderanno il posto di quella incrociata in vigore fino ad oggi. Altro punto cardine della riforma del sostegno è la continuità educativa per cui è previsto dall’articolo 6 della proposta di legge un contratto biennale nella stessa sede per i docenti a tempo determinato in classi non terminali, mentre per gli indeterminati l’assegnazione prevede l’intero ciclo.

La riforma nasce per perseguire il miglioramento dell’inclusione scolastica e risolvere il contenzioso sulle ore di sostegno per cui sarebbe indispensabile –secondo Fish- la separazione di carriera e una maggiore specializzazione degli insegnanti. Per contro i sindacati denunciano uno snaturamento della figura del docente di sostegno, sempre meno insegnante e sempre più assistente.

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