Giornata politica e sindacale piuttosto "agitata" sulla riforma Pensioni che l'esecutivo guidato dal premier Matteo Renzi continua a rinviare. Determinata la nuova presa di posizione della minoranza del Partito democratico con il presidente della commissione Lavoro di Montecitorio, Cesare Damiano, in "pressing" sul premier e sempre più in sintonia con la Cgil di Susanna Camusso che oggi è tornata a sollecitare al governo interventi sulla questione previdenziale.

Previdenza e lavoro, Camusso: oggi diritto a pensione messo in discussione

"I lavoratori - ha detto il leader del sindacato rosso - hanno diritto a una pensione equa. Ma questo, oggi - ha sottolineato - è un diritto messo in discussione". Della proposta unitaria dei sindacati sulla riforma pensioni, che prevede prepensionamenti a 62 anni per tutti e la soluzione Quota 41 per i lavoratori precoci, il segretario generale della Cgil è tornato a parlare oggi (29 gennaio) durante l'assemblea sindacale svoltasi in un calzaturificio a Barletta.

"Ci dicono che questo diritto c'è - ha detto parlando del diritto alla pensione - ma nella sostanza non è così". La Camusso ha spiegato come praticamente non ci sia più una diretta correlazione tra lavoro e pensioni. "La pensione - ha detto il leader della Cgil - non è più conseguente al fatto che, avendo lavorato una vita, ho diritto a riposarmi. Ma al fatto che - ha sottolineato riferendosi ai requisiti anagrafici richiesti dalla legge Monti-Fornero per accedere al trattamento previdenziale - essendo aumentata la prospettiva di vita, si deve lavorare - ha affermato - fino alla morte".

Pensione anticipata, Damiano: inaccettabile andare a 70 anni, faremo battaglia

Susanna Camusso ha evidenziato l'importanza di riconoscere che ai fini previdenziali non tutti i lavori sono uguali, facendo l'esempio dei lavoratori edili che certamente faticano di più rispetto ai professori universitari e che quindi il sistema pensionistico dovrebbe prevedere criteri diversi per l'accesso al trattamento previdenziale.

Infine, la Camusso ha ricordato la situazione dei lavoratori precoci per i quali Cgil, Cisl e Uil propongono la Quota 41 di anzianità contributiva a prescindere dall'età per la pensione. "Se si comincia a lavorare molto presto - ha sottolineato - si deve finire prima". Sulla stessa lunghezza d'onda il presidente della commissione Lavoro di Montecitorio che ha ribadito oggi al governo la necessità di "trovare le soluzioni" per inserire nuovi componenti flessibili per uscire anticipatamente dal lavoro.

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"E' inaccettabile - ha rimarcato Damiano - un futuro in cui si lavora fino a 70 anni. Questa è una battaglia - ha spiegato nel corso di una riunione dell'area 'Sinistra è cambiamento' del Pd - che dobbiamo fare".

Il parlamentare dell'alla minoritaria del Partito democratico - durante l'incontro intitolato "Tante anime, un solo partito" - ha aggiunto di essere consapevole delle difficoltà di natura economica e finanziaria ad abrogare la legge Monti-Fornero, ma ha ribadito di ritenere possibile l'introduzione di nuovi criteri per l'uscita in anticipo dal lavoro che possano superarne e rigidità per dare ai 62enni l'opportunità di accedere ai prepensionamenti senza eccessive penalizzazioni e ai giovani nuove possibilità di trovare un'occupazione.

Intanto, in materia pensionistica arrivano alcune novità dall'esecutivo con il disegno di legge delega anti-povertà che prevede una rivisitazione delle pensioni sociali e di reversibilità. Il progetto del governo è quello di "razionalizzare" i criteri d'accesso alle prestazioni previdenziali e assistenziali esistenti.

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