Pensione anticipata a 64 anni? Esiste un decreto ancora in vigore, il 201/11, che all’articolo 24 comma 15/bis prevede l’uscita in anticipo dal lavoro per alcuni soggetti. Si tratta di una sola tipologia di lavoratori che si trovava con determinati requisiti entro la fine del 2012 e che per deroga, evitavano gli inasprimenti della successiva Legge Fornero. Il tema sta tornando di attualità in questi giorni in cui si fa un gran parlare di Pensioni e di riforma previdenziale e c’è chi chiede di estendere il provvedimento ad una platea maggiore di soggetti.

Vediamo insieme quali sono le risposte che arrivano direttamente dall'Esecutivo.

Uscita a 64 anni, ecco chi sono i beneficiari

Il decreto permetterebbe di andare in pensione con quasi tre anni di anticipo rispetto alle attuali regole. I soggetti interessati da questa possibilità sono coloro che al 31 dicembre 2012avevano raggiunto la famosa quota 96, cioè 35 anni di contributi e 61 di età (o 36 e 60). Per questi scatterebbe la pensione al compimento di 64 anni e7 mesi, seraggiunti a partire dal 1° gennaio.La stessa norma è ancora più vantaggiosa per le donne che possono usufruire dell’anticipo se entro fine 2012hanno maturato almeno 20 anni di contributi e 60 anni di età.

La norma appare abbastanza chiara, ma sono le interpretazioni a renderla non applicabile per molti. Il decreto pone come condizione il fatto che coloro che possono anticipare la pensione, dovevano essere assunti alla data del 28 dicembre 2011, quella in cui è entrata in vigore la norma. Costanza di lavoro, questo il vincolo che preclude la pensione a coloro che a quella data avevano perso il lavoro, non pochi vista la crisi.

Il Governo è contrario all’estensione

Proprio su questo 'difetto' di interpretazione, la rappresentante del PD e della Commissione Lavoro della Camera, Maria Luisa Gnecchi, ha interrogato il Governo sulla possibilità di eliminare questa discriminazione ed estendere quindi il provvedimento anche a coloro che non erano in costanza di lavoro a quell’epoca. Si trattava di correggere una circolare dell’Inps che ratificava questo veto nei confronti di molti lavoratori.

La risposta del Governo è stata data dal Sottosegretario del Welfare, Cassano, che ha rispedito al mittente l’istanza perché come tutte le disposizioni previdenziali, conoscere il numero dei potenziali beneficiari anche se approssimativo, diventa necessario per stabilirne le coperture finanziarie. In altri termini, non si può fare nulla perché quando entrò in vigore la norma, si stanziarono delle somme solo per i lavoratori dipendenti e non per coloro che avevano perso il posto di lavoro.

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Dal canto suo, la Gnecchi ha detto che è diversa l’idea del legislatore da quella interpretativa dell’INPS, poiché la norma andava a favore di quei soggetti che a causa della crisi avevano difficoltà lavorative. In effetti sembra un controsenso non permettere l’uscita anticipata per la pensione a coloro che proprio per aver perso il lavoro, avrebbero necessità di andare in pensione prima. Restando così il provvedimento negherebbe la pensione a molti lavoratori nati nel 1952 che nonostante avessero 61 anni di età e 35 di contributi al 2012, solo per un cavillo, perché risultavano a quella data senza lavoro, dovranno attendere 66 anni e 7 mesi per la pensione.

Per le donne che come dicevamo avevano un trattamento migliore, la situazione sarebbe peggiore perché, una donna nata nel 1952, dovrà aspettare il 2019 per andare in pensione per via dell’aumento di età pensionabile delle donne che sta per diventare uguale ai colleghi maschi.

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