Novità in arrivo per la Naspi. I disoccupati che perderanno il lavoro a partire dal 31 dicembre 2016 non avranno più diritto all’indennità di mobilità attualmente riconosciuta ai lavoratori di aziende con più di 15 dipendenti, ma potranno solo fare richiesta della Naspi, la Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego, in vigore dal 1° maggio 2015 ed erogata dall'Inps.

Per chi è già in mobilità alla data del 31 dicembre 2016, non ci saranno cambiamenti e continuerà a percepire l’indennità prevista fino alla fine del periodo di assistenza.

La sostituzione dell’assegno di mobilità era già prevista dalla legge Fornero del 2012, tanto che già dal 1° gennaio di quest’anno è entrato in azione il cosiddetto ‘decalage’, con la riduzione di sei mesi del periodo di durata prevista per l’erogazione della mobilità.

Cosa cambia con la Naspi al posto della mobilità

Il passaggio da una forma di indennità collettiva come la mobilità ad un trattamento di tipo individuale come la Naspi comporterà in molti casi, una penalizzazione per il disoccupato che, se inizialmente potrebbe ricevere un assegno più alto di quello previsto dal trattamento di mobilità, vedrà lo stesso ridursi col tempo.

Ad esempio, la mobilità prevede il versamento di un’indennità per un periodo che può arrivare fino a 48 mesi (dipende dall’area geografica di residenza e dall’età del beneficiario) e con massimali che sono di 960 euro lordi per gli stipendi fino a 2000 euro e di 1150 euro lordi per le retribuzioni superiori a 2000 euro.

Nel caso della Naspi, invece, il tetto massimo dell’assegno è fissato a 1300 euro, ma la durata del sussidio può essere al massimo pari alla metà delle settimane di contributi versati nei quattro anni precedenti.

Questo significa che i disoccupati a partire dal 1° gennaio 2017 riceveranno un sussidio di disoccupazione al massimo per una durata di 24 mesi. L’assegno percepito, inoltre, a partire dal quarto mese, subirà una riduzione del 3 per cento al mese annullando rapidamente il vantaggio dell’assegno di partenza più alto.

Un sistema, quello che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2017, che potrebbe rivelarsi favorevole in presenza di un mercato del lavoro dinamico che permetta un rapido reimpiego dei lavoratori licenziati. Ma non è questo il caso, nonostante le flessibilità introdotte dal Jobs Act che, per il momento, rimangono ipotesi.