Esponenti politici di maggioranza continuano a confermare come il Governo stia lavorando per la flessibilità in uscita e per correggere la Legge Fornero. La soluzione è ancora lontana dall’essere trovata, ma una cosa che appare certa è che se si farà, sarà un provvedimento inserito nella cosiddetta manovra d’autunno. Si prevede infatti, di mettere a punto la riforma con la prossima Legge di Stabilità, da presentare ad ottobre e valida dal 1° gennaio 2017. In queste ultime ore, l’Esecutivo sta pensando seriamente di finanziare la riforma con il TFR dei lavoratori, cioè con i soldi che mese per mese, i lavoratori lasciano nel Fondo e che poi, di norma vengono elargiti quando il lavoratore, per un qualsiasi motivo lascia il lavoro.

Il problema coperture blocca la riforma

Il panorama politico italiano, di maggioranza o di minoranza, sembra essere unito su un punto cruciale sul tema Pensioni. La Legge Fornero, con la sua durezza in termini di requisiti di accesso alle pensioni, va cambiata assolutamente. Proposte di modifica sono già state presentate alla valutazione degli organi legislativi ma tutte, si schiantano contro il grande problema di tutta la situazione, le coperture finanziarie. Infatti, anche le proposte più pubblicizzate, quelle che riempiono le trasmissioni TV, la rete e le prime pagine dei giornali, costano care.

Sia la proposta di Boeri, Presidente dell’Inps che di Damiano e della sua Commissione Lavoro alla Camere, costano molti miliardi di euro (tra i 5 ed i 10 miliardi secondo le stime). Le casse statali sono scarse da questo punto di vista e poi c’è sempre da fare i conti con la UE ed i vincoli sottoscritti con Bruxelles che chiede risparmi e non spese. Anche se le pensioni erogate venissero penalizzate dal punto di vista degli importi, producendo evidenti risparmi, la spesa per le casse statali, nell’immediato sarebbe insostenibile.

Il Governo, alla luce di questo, cerca vie alternative per finanziare la riforma previdenziale che come dicevamo, appare necessaria.

Addio alla liquidazione?

Si lavora strenuamente per trovare fonti di finanziamento per la manovra. Qualche giorno fa sono iniziati i primi incontri per avviare il tavolo di discussione. Si pensa di far entrare anche le banche nella questione riforma, soprattutto per il famoso prestito pensionistico.

Sarebbero le banche, con garanzia dell’INPS, ad elargire soldi ai pensionati che sono a pochi anni dalla pensione. In parole povere, il lavoratore percepirebbe la pensione come un prestito, da restituire in piccole rate quando arriverà a raggiungere i requisiti per la pensione vera e propria. Le banche si verrebbero restituiti i soldi con prelievi sulle pensioni. Si pensa anche di usare lo stesso metro per gli over 55, soggetti senza pensione ne lavoro ed orami ad una età anagrafica che non permette loro di ricollocarsi facilmente nel mondo lavorativo. Il Governo inoltre pensa di costringere i lavoratori a lasciare parte o tutto il TFR alle forme di previdenza complementare, in modo tale da utilizzarli per anticipare l’uscita dal lavoro.

Diventerebbe obbligatorio aderire ai fondi pensione magari concedendo sconti fiscali maggiori per agevolarne i versamenti.

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