Nel corso di una delle solite audizioni parlamentari, stavolta sul tema del Documento di Economia e Finanza, il Ministro Padoan ha confermato che nonostante le evidenti difficoltà, il Governo intende mettere mano al sistema previdenziale. Per questo, ci sono diversi punti in valutazione da parte del Consiglio dei Ministri, che hanno il comune obbiettivo di alleggerire la riforma Fornero. Il Governo sta valutando quali interventi fare e dove recuperare risorse, per non far gravare esclusivamente sui cittadini la flessibilità in uscita.
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IlMinistro Padoan ha detto che il Governo è favorevole a ragionare sul tema, soprattutto in un più largo raggio di azione, tra sistema pensionistico e mercato del lavoro. Per il Ministro, condizioni e margini per intervenire ci sono e se il problema sono le coperture economiche, si sta valutando anche di intervenire con forme di finanziamento complementari.Secondo il Sottosegretario Nennicini bisogna tener conto di chi vuole o è costretto ad uscire prima dal lavoro, delle aziende che dovranno sostituire i pensionati con forze fresche nell’ottica del turn over e naturalmente anche delle finanze pubbliche. Le cifre parlano di un esborso necessario compreso tra i 5 ed i 7 miliardi, a tanto ammonterebbe la spesa per intervenire sulla flessibilità in uscita, in base a che tipo di sacrificio verrà chiesto ai pensionati.
Per questo, il Sottosegretario conferma come siano in via di valutazione anche operazioni fuori dai soliti confini di finanza pubblica, cercando soluzioni alternative di finanziamenti.
Quali interventi sono allo studio
In partenza, la flessibilità in uscita è sempre quella proposta dal Presidente Damiano, quella che consentirebbe di uscire prima, a partire dai 62 anni di età e 35 di contributi, ma con una penalizzazione per i pensionati pari al 2% per anno di anticipo, cioè l’8% per chi esca con il massimo anticipo. Poi ci sono gli interventi tampone come opzione donna che va resa strutturale, che consentirebbe alle donne di uscire a 57 anni e 3 mesi di età e 35 di contributi e con pensione fortemente penalizzata (anche del 30%).
Su questa opzione, si valuta anche di estenderla agli uomini, poiché viste le pesanti penalità, nel lungo periodo il sistema pensionistico riassorbirebbe le perdite per gli anticipi, riuscendo addirittura a guadagnarci. Anche la pietra tombale al fenomeno degli esodati è tra le priorità in via di valutazione, con la necessità di lanciare l’ottava, e stavolta ultima e definitiva, salvaguardia esodati. Poi ci sono le idee alternative, come quella del prestito pensionistico, cioè di mandare in pensione prima i lavoratori che sono a due o tre anni dal raggiungimento dei requisiti. In questo caso, ai pensionati toccherebbe restituire quanto percepito in anticipo con piccole rate trattenute sulla pensione una volta raggiunta come requisiti.
Infine la spinosa vicenda degli over 55, disoccupati involontari e di lunga data, fenomeno di cui poco si parla ma che effettivamente va risolto. CI sono disegni di Legge già depositati che spingerebbero per elargire a questi “sfortunati”, la pensione o un incentivo di 500 euro al mese che poi restituirebbero in rate mensili dopo aver raggiunto i 66 anni e 7 mesi per la pensione. Proprio su questi prestiti a futuri pensionati, il Governo sta lavorando per trovare una soluzione con il sistema bancario. In parole povere l’INPS sarebbe solo garante del pensionato che riceverebbe i soldi dalla Banca che avrebbe a sua volta la garanzia da parte dell’Istituto, di vedersi recapitare i soldi indietro automaticamente quando il soggetto beneficiario del prestito andrà finalmente in pensione.