Mentre si accende il dibattito pubblico sulla previdenza, proviamo a fare il punto della situazione in merito alle attuali ipotesi di flessibilità allo studio dei tecnici, se non altro per cercare di mettere ordine tra i continui cambi di scenari che si susseguono all'orizzonte. Per condurre la nostra analisi, partiamo da quello che appare essere il minimo comune denominatore delle varie proposte giunte sul tavolo dei decisori pubblici negli ultimi mesi, ovvero l'uscita dal lavoro agevolata a partire dai 62 - 63 anni di età, pur accentando una penalizzazione contenuta sul futuro assegno.

Su questo parametro si basano tutte le proposte finora considerate maggiormente concretizzabili, ma è quando si entra nei dettagli attuativi che prendono forma le maggiori differenze.

Riforma pensioni 2016, le proposte della Commissione lavoro alla Camera

Partiamo dalle proposte con maggiore "anzianità", ovvero quelle che risultano depositate presso la Commissione lavoro della Camera a firma degli On.

Damiano e Baretta. Si tratta dell'ormai nota pensione anticipata con la quota 97, formata da almeno 62 anni di età più 35 di contribuzione. La flessibilità è garantita dall'intercambiabilità dei parametri, così ad esempio potrebbe fruirne anche un 63enne con 34 anni di versamenti, oppure un 64enne con 33 anni di contribuzione e così via. Con questa soluzione si applicherebbe ai futuri assegni una decurtazione del 2% per ogni anno di anzianità mancante rispetto agli attuali requisiti di legge, perciò la forchetta della penalizzazione minima e massima resterebbe compresa tra il 2% e l'8%. Mentre i lavoratori precoci potrebbero fruire di un'uscita agevolata a partire dai 41 anni di versamenti, senza penalità.

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Pensioni

Flessibilità previdenziale e proposta Boeri: si anticipa di 3 anni

Similare resta anche la proposta avanzata dal Presidente Inps Tito Boeri, che ha suggerito al Governo di avviare la flessibilità in uscita a partire dai 63 anni di età e 7 mesi. Diverso però il meccanismo di accesso all'agevolazione, che in questo caso si slega dalle quote: servirebbero infatti solo 20 anni di contribuzione, ma a crescere sarebbe il parametro della penalizzazione (stimata attorno al 3% annuo per un massimo fissato comunque al di sotto del 10%). L'importo dell'assegno dovrà però risultare sufficiente per il sostentamento al fine di poter accedere dell'agevolazione (si parla di un minimo fissato attorno ai 1500 euro al mese), vincolo che verrebbe meno solo in favore dei lavoratori precoci.

Prepensionamenti tramite TFR: la nuova ipotesi del prestito Inps - Abi

Ultima in ordine di tempo ma non per questo meno discussa è la nuova proposta di area governativa, con la quale si vorrebbe favorire i pensionamenti anticipati a partire dai 63 anni tramite il meccanismo del prestito pensionistico. In questo caso, ad anticipare i contributi mancanti sarebbero le banche con un'apposito accordo siglato dall'Abi con l'Inps, mentre il lavoratore restituirebbe l'importo del prestito a rate tramite delle trattenute sui futuri assegni.

Il vantaggio di questa formula consisterebbe nel fatto di non appesantire i conti dell'Inps, un elemento in grado di garantirne la sostenibilità anche davanti agli organismi internazionali.

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