Quella che inizia oggi, lunedì 16 maggio, potrebbe rappresentare una settimana decisiva per le sorti di decine di migliaia di insegnanti. Sono attese, infatti, due importanti risposte: quella di domani, martedì 17, dalla Corte Costituzionale che dovrà pronunciarsi sulla legittimità della normativa riguardante l'abuso di precariato e quella di giovedì 19, quando, invece, sarà il Tar del Lazio a dover esprimere il proprio giudizio sui ricorsi presentati dai docenti esclusi dal concorso.

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Ancora una volta, dunque, saranno affidate alle aule dei Tribunali le sorti del precariato della Scuola pubblica italiana, dopo che la riforma Buona Scuola ha dimostrato, almeno in questo primo anno di vita (quasi compiuto) di saper risolvere il problema della 'supplentite': nonostante il 'mega' piano assunzionale voluto dal Miur, i numeri parlano di centosedici mila contratti annuali.

Martedì 17 maggio: Consulta decide su costituzionalità normativa abuso contratti a termine

Per quanto riguarda la stabilizzazione dei precari che hanno già maturato i 36 mesi di servizio, esistono valide ragioni per essere ottimisti e sperare che quando il posto è vacante, la scadenza del contratto venga prorogata dal 30 giugno al 31 agosto, determinando l'effettiva immissione in ruolo, dopo i 36 mesi.

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Tra l'altro, i giudici hanno già chiarito come non possa continuare la discriminazione tra la stabilizzazione del personale precario alle dipendenze dello Stato e i lavoratori del settore privato.

Giovedì 19 maggio: giudizio Tar del Lazio su parte dei ricorsi docenti esclusi dal concorso

Giovedì 19 maggio sarà, poi, la volta del giudizio che verrà espresso dal Tar del Lazio sull'ammissione dei ricorrenti al concorso docenti: il giudizio riguarderà, almeno per il momento, solo una parte degli oltre 25mila ricorsi presentati da laureati, diplomati magistrali e molti altri, ma è chiaro che il parere positivo dell'organo giuridico amministrativo potrebbe avere un'importanza rilevante anche per tutti gli altri casi che verranno esaminati nelle prossime settimane.

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Due risposte fondamentali, dunque, che potrebbero dare una svolta decisiva al destino professionale di moltissimi precari della scuola pubblica italiana.    

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