Oggi è la giornata dell’incontro tra Governo e sindacati sulla riforma delle Pensioni che dovrebbe essere messa a punto per ottobre, mese classico di presentazione della Legge di Stabilità. Con la nuova manovra finanziaria che sarà valida dal 1° gennaio 2017 quindi, si metterà finalmente mano alle pensioni ed a tutto il sistema previdenziale italiano. Verrà corretta la Legge Fornero che tanti lavoratori ha penalizzato e continua a penalizzare dal punto di vista pensionistico. Il Governo ha già messo in piedi una bozza di provvedimento per consentire di uscire dal lavoro in anticipo rispetto alle regole attuali e probabilmente, questa novità sarà valida anche per il lavoro nelle Pubbliche Amministrazioni.

Prestito anche per gli statali?

Come riportato dall’autorevole quotidiano nazionale, “il Sole24Ore”, l’APE potrebbe essere concessa a tutti i lavoratori indistintamente, quindi anche per i lavoratori pubblici. Infatti, secondo le indiscrezioni provenienti da Palazzo Chigi, l’ipotesi di spesa di 600 milioni (tanto costerebbe l’APE secondo i tecnici) è comprensiva anche dei lavoratori statali. Si tratterebbe di consentire anche a questi soggetti di poter anticipare l’uscita dal lavoro all’età di 63 anni invece che aspettare i fatidici 66 anni e 7 mesi a cui si è arrivati anno dopo anno per via dell’innalzamento delle soglie previsto dal Governo Monti e dal Ministro Fornero.

Ma come verrà percepita la pensione anticipata? Innanzi tutto penalizzata e poi in prestito attraverso le banche. Proprio questo il punto più contestato di questa idea del Governo, quello che i sindacati a partire da oggi dovrebbero cercare di far correggere al Governo. Il fatto che la spesa stimata di cui parlavamo prima, cioè 600 milioni o giù di lì, ha preso in considerazione proprio il fatto che la pensione anticipata verrà pagata dalle banche e non dall’INPS e soprattutto in prestito che i pensionati devono restituire una volta maturata la vera e propria pensione, rende questo correttivo difficilmente immaginabile.

Come funzionerebbe per gli statali?

Tutti i lavoratori del pubblico impiego, quelli dei Ministeri, dei Comuni, delle Forze dell’Ordine e di Scuola ed Università quindi, potrebbero “beneficiare” di questa uscita flessibile dal lavoro. Saranno i lavoratori a scegliere quando uscire in base alle loro esigenze e facendo bene i conti sulla convenienza dell’anticipo. Infatti anche per loro varrà il meccanismo dell’APE e delle sue penalizzazioni in base agli anni di anticipo ed alla condizione reddituale del lavoratore.

Sulle modalità di applicazione delle decurtazioni siamo ancora nel campo delle ipotesi perché se per il settore privato si pensa a favorire disoccupati di lungo corso e soggetti alle prese con ammortizzatori sociali, aziende in liquidazione ed altri casi di crisi delle imprese, questi elementi nel pubblico non possono essere dei fattori.

L’unica discriminante potrebbe essere lo stipendio, penalizzando gli assegni in base all’importo delle pensioni che si erogherebbero, favorendo quelle più basse. Ci sarebbe poi il meccanismo delle detrazioni fiscali, anche queste soggette a scaglioni per i quali, gli assegni pensionistici anticipati più bassi potrebbero godere di una possibilità di sconto fiscale maggiore.

Naturalmente poi, ci sarebbe la pensione da restituire quando si saranno maturati i requisiti normali. SI parla di restituire l’anticipo con trattenute mensili sulle pensioni future per 20 anni, con l’INPS a fungere da tramite tra pensionato e banca, sia nel momento del pagamento dell’APE che in quello della sua restituzione.

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